Il Tirreno

«Via il cda, intervenga il governo»

di Cristiano Lozito
«Via il cda, intervenga il governo»

Scontro dopo il no al commissariamento, sindacato al lavoro per la manifestazione. E Lami rilancia la sinergia con Taranto

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PIOMBINO. «Col comunicato di venerdì il cda della Lucchini ha dimostrato di aver individuato in modo chiaro i suoi nemici nel sindacato e nelle istituzioni. Per noi questo cda non ha più alcuna legittimazione, ora lo scontro è totale».

Così il segretario provinciale della Fiom Luciano Gabrielli, ha introdotto la riunione di Rsu e segreterie Fim, Fiom, Uilm, convocata per fare il punto sui risultati della riunione straordinaria del cda. Che ha tagliato i ponti con istituzioni e sindacati, bocciando di fatto in maniera definitiva l’ipotesi del commissariamento, rimandando alla fine del mese il giudizio sulla proposta degli svizzeri della Klesch, e sostenendo che le ultime prese di posizione (in modo implicito quelle dei sindacati metalmeccanici e del sindaco Gianni Anselmi) «rischiano di provocare ricadute fortemente deleterie sul processo di cessione, già di per sé molto complesso».

Insomma, il cda Lucchini che si supponeva diviso al proprio interno, sembra essersi ricompattato sull’ipotesi di cessione dello stabilimento alla Kletsch. Che comporterebbe la fine dell’area caldo, con tagli occupazionali drammatici, portando alle banche secondo indiscrezioni una cifra intorno ai 200 milioni, con un investimento della stessa entità per realizzare il forno elettrico. Sulle parte delle aree di proprietà Lucchini successivamente liberate e bonificate, inoltre, ci sarebbe un fantomatico quanto bizzarro piano di sviluppo edilizio capitanato dal gruppo svizzero.

Certo è che nel progetto di forno elettrico e chiusura dell’area a caldo il sindacato, in modo assolutamente unitario, non crede. E nemmeno ha intenzione di discuterne. «Non è vero che la Lucchini non ha futuro - ha proseguito Gabrielli - Lo stabilimento in questo momento non può competere sul mercato perché le banche non gli danno modo nemmeno di partecipare alle gare. Il commissariamento è una scelta obbligata, e questo cda se ne deve andare, perché porterà alla rovina il territorio. Dicono di avere ancora soldi in cassa (i 113 milioni di cui ha parlato il cda in realtà sarebbero un’ottantina, essendo il resto tfr dei lavoratori ndr), ma in realtà le imprese non riescono a pagare gli stipendi. In vista c’è la fermata dell’altoforno, bisogna dire forte che non accetteremo fermate di impianti al di là delle esigenze di manutenzione. Su questo siamo pronti allo scontro. Ora però serve l’intervento del governo».

Gabrielli ha poi ribadito l’esigenza di «una grande manifestazione comprensoriale che però coinvolga anche istituzioni e cittadini non solo della Val di Cornia, ma anche di Follonica, Massa, Donoratico».

Rispetto alla accuse del cda al sindacato, per il segretario provinciale della Uilm Vincenzo Renda «occupare la direzione è stato il minimo. Abbiamo la testa sulle spalle, siamo sempre stati moderati, ma non crediamo minimamente al loro progetto, e devono sapere che non molleremo».

Secondo il segretario provinciale della Fim, Fausto Fagioli, «il problema ora è riconquistare la sede ministeriale. E anche per questo serve che la prossima manifestazione sia davvero una grande manifestazione. Non cambieremo posizione, per noi è impensabile mantenere i livelli occupazionali col forno elettrico, e tutti devono capire che il ciclo integrale è imprescindibile».

Per Mirko Lami, coordinatore Rsu Fiom, è evidente che nel cda non ci sono più sponde, «che i nostri amici sono le istituzioni e che la nostra forza è l’unità. Il governo ci deve aiutare a costruire un tavolo nazionale sulla siderurgia che crei sinergie tra gli stabilimenti. Ad esempio potremmo riprendere a produrre bramme per Taranto, aiutando così anche Genova e tutti gli stabilimenti in qualche modo interessati al ciclo integrale».

Dal dibattito tra i delegati poi sono emerse varie proposte sulle iniziative da mettere in piedi, tenendo presente che i tempi sono davvero stretti. E’ piaciuta un po’ a tutti la proposta di un delegato – che ora sarà valutata nei dettagli – che la grande manifestazione in fase di organizzazione diventi una fiaccolata, percorrendo le vie del centro abbuiate. Dopo la riunione di lunedì a Roma per la Magona sarà fatto di nuovo il punto. Per trovare una data al corteo (prevedibilmente nella settimana tra il 19 e il 25) e per preparare un’imponente manifestazione sotto il ministero, in un giorno da stabilire compreso tra l’incontro al ministero dell’advisor delle banche, Rotschild, (a metà della prossima settimana) e quello del cda con le banche. Oggi intanto un gruppo di lavoratori e sindacalisti sarà a Firenze, per una specie di flash mob a sorpresa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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