Sicurezza
Rilevatori, il rebus del contratto
Ad un anno dal censimento in molti non hanno ancora ricevuto i soldi
Problemi relativi al contratto di lavoro di alcuni degli addetti selezionati dal Comune di Portoferraio che avrebbero dovuto svolgere un lavoro autonomo occasionale. Alcuni di loro però segnalano che a causa di un errore della stessa amministrazione comunale il rapporto sarebbe poi diventato a progetto-collaborazione coordinata e continuativa con conseguenze sulla retribuzione finale. Hanno infatti dovuto emettere notule con un contributo all'Inps del 17% o addirittura del 27,72 e oltre (non previsto nelle prestazioni occasionali) oltre alla ritenuta d'acconto del 20%, «pena il non pagamento – affermano – da parte del Comune».
Questi addetti oggi stanno portando avanti una vertenza relativa al ritardo nei pagamenti, ma anche nella forma di collaborazione stipulata e alle conseguenze previdenziali. Alcuni di loro infatti avrebbero dovuto avere la disoccupazione invece così non è stato. «Abbiamo cercato in tutti i modi di risolvere questa vicenda in maniera pacifica – affermano - parlando direttamente con il Comune, e rivolgendoci poi al sindacato che ha tentato una mediazione subito fallita». Intanto pare che il comune abbia proceduto a completare i pagamenti e a sanare la situazione.
Nel frattempo in attesa di ulteriori sviluppi positivi i 16 addetti al censimento del 2011 hanno continuato a lavorare ed hanno portati a termine, in circa cinque mesi di lavoro l’incarico che avevano ricevuto. «Siamo persone serie e professionali a differenza di altre che non si sono nemmeno preoccupate e ci hanno letteralmente chiuso le porte in faccia» affermano. Ha dato voce a chi lamentava una situazione difficile il consigliere di minoranza e capogruppo di gente Comune Roberto Marini che ha portato in consiglio comunale il caso, anche se, a detta dei lavoratori che hanno aperto la vertenza “purtroppo senza successo”. «Noi - concludono - continueremo ad agire, insieme al sindacato, per far emergere la verità e tutelare i nostri diritti, ma nel frattempo volevamo informare l'opinione pubblica su quanto ci è accaduto».
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