Il Tirreno

La nuova superprovincia semina molte perplessità

di Francesca Lenzi
La nuova superprovincia semina molte perplessità

Giudizi diversificati fra sindaci e politici locali sulle decisioni del governo Rinviata, perché prematura, la possibilità del passaggio sotto Grosseto

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PIOMBINO. Firenze con Prato e Pistoia, Grosseto con Siena, Arezzo da sola, Massa, Carrara, Lucca, Pisa e Livorno tutte insieme. Sono queste le quattro nuove province approvate nel decreto del Governo. L’accoglienza in Val di Cornia rispetto al nuovo quadro è molteplice tra consensi, forti dubbi, bocciature e silenzi. Se quasi tutti i soggetti chiamati in causa sospendono l’opinione sull’eventualità di staccarsi da Livorno per annettersi alla macroprovincia di Siena e Grosseto, secondo un’ipotesi giudicata oggi prematura, un panorama generale sulla scelta del Governo c’è.

A parlare di «occasione persa» è il sindaco di Suvereto, Giampaolo Pioli: «Per ogni eventuale cambiamento di provincia se ne dovrà parlare nel caso più avanti, tenendo conto delle varie esigenze territoriali – afferma il primo cittadino – Sulla nuova mappa invece dico che è mancata l’occasione di poter realizzare un nuovo disegno secondo i reali bisogni del territorio, e non solo in base a esigenze di risparmio. Vedo una grande confusione, a partire da chi dovrà occuparsi delle funzioni sinora di competenza delle vecchie province, per arrivare al timore di una scelta simile anche per i Comuni».

È soddisfatta al contrario della riorganizzazione delle province il sindaco di Campiglia, Rossana Soffritti: «Mi sembra una bella soluzione – afferma – Tra le varie ipotesi, l’unione sotto la stessa provincia di tutta la costa mi pare giusta, come risposta anche all’analogia dei territori. È un’area molto grande certo, che andrà gestita al meglio. Sulla possibilità di passare sotto Grosseto ritengo sia un discorso per ora sterile. A me sarebbe piaciuto un asse Livorno-Grosseto, molto comunque dipenderà dalle modalità su funzioni e assetti».

Parla di «buon punto di partenza» anche Michele Biagi, sindaco di San Vincenzo che, al di là delle future prese di posizione, non vede la necessità di un cambiamento di area: «Stare con Livorno non vuol dire chiudere a Grosseto – sostiene Biagi – Non è indispensabile cambiare provincia per aprire a sud in alcuni ambiti». Senza sbilanciarsi in valutazioni, anche l’onorevole Silvia Velo interviene sull’eventualità di un trasferimento di provincia: «Sarà una discussione da affrontare solo dopo il periodo di transizione del decreto – dice il deputato Pd – A ogni modo, sono due gli elementi che giudico imprescindibili: che Val di Cornia ed Elba si orientino su una stessa scelta, e che qualsiasi collocazione non avvenga in termini di competizione ma di maggiore efficienza».

Esprime più di un dubbio sulla riorganizzazione delle province il segretario Pd Val di Cornia-Elba, Valerio Fabiani che parla di «grande confusione, sulla quale si dovrà discutere anche a livello parlamentare». Fabiani individua tre pericoli: «Siamo di fronte a due aree vaste, ad Arezzo e a una grande area metropolitana che rischia, per peso politico ed economico, di spostare gli equilibri della Toscana – afferma il segretario – Inoltre c’è da capire il ruolo dei presidenti di provincia, che sembrerebbero diventare sorta di commissari senza però collaboratori, mentre avrei preferito in generale una soluzione per arrivare a uno svuotamento istituzionale definitivo, con una ridistribuzione delle funzioni magari ai Comuni, eventualmente in collaborazione tra di loro. Così c’è il rischio di confondere ulteriormente le cose, e allontanarsi ancora di più dai cittadini».

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