Il Tirreno

«Donatori presi a pesci in faccia»

«Donatori presi a pesci in faccia»

Proteste per la riduzione dei servizi a favore dei volontari che vanno a dare il sangue a Villamarina

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PIOMBINO. «Tempi duri per i troppo buoni»: prova a buttarla sullo scherzo, il donatore di sangue che, anche a nome di altri, fa il punto della situazione alla luce dei tagli complessivi fissati alla spesa sanitaria dalla Regione, adottati velocemente dall’Asl livornese. Nel mirino i riflessi sulle risorse destinate ai centri trasfusionali e di conseguenza, sui servizi destinati a chi fa donazioni.

Naturalmente, l’Asl garantisce l’esecuzione delle analisi fissate dalla legge e la sicurezza per chi riceve il sangue non è in ballo. La direzione sanitaria lo ha ribadito anche negli ultimi giorni quando l’insoddisfazione per i tagli ha cominciato a circolare tra i donatori e le loro associazioni un po’ in tutto il territorio aziendale.

«Il punto è - prosegue il cittadino - che da qualche tempo veniamo presi a pesci in faccia, come se invece di compiere un’opera meritevole a favore della comunità, rubassimo qualcosa che non è nostro».

Cominciamo dalle analisi. Quelle di legge prima di ogni singolo prelievo vengono eseguite, quelle annuali un po’ più estese, idem. Se, però, il soggetto soffre di patologie che non impediscono di donare, deve arrangiarsi autonomamente. «Eppure, contribuiscono anche quegliesami lì a rassicurare il donatore, il paziente e i medici stessi. Prima non accadeva. Ora, per un test in più, il medico del trasfusionale deve chiedere autorizzazioni che tra l’altro ne mortificano la professionalità».

«I burocrati che tagliano agli altri e si aumentano i compensi annui sforbiciando anche le piccole spese, non hanno ben chiaro il significato nè verbale, nè sociale del termine di donatore volontario», afferma il cittadino.Che aggiunge: «Invece di incentivare quella che definiscono una risorsa rinnovabile nel tempo, la infastidiscono. Prendiamo il parcheggio riservato con contromarca associativa e fascia oraria che adesso è pressochè inesistente e con disco orario di mezz’ora. Poi, il buono ristoro post prelievo che non è articolato bene nelle diverse tipologie e che può risultare più costoso di quanto non sarebbe con una elasticità maggiore».

Nell’elenco, la bibita, anche la semplice bottiglietta d’acqua, che prima veniva offerta durante la donazione e che da qualche giorno non c’è più. O il bicchiere di latte alle donne che manifestano carenza di calcio all’atto del prelievo.«Chi taglia - prosegue l’uomo - deve sapere anche che in alcuni casi veniamo da fuori Piombino, affrontiamo spese di benzina, rischiamo sulla strada e magari facciamo la donazione quando siamo di festa perchè l’azienda non ci dà il riposo retribuito come dovrebbe. Lo facciamo lo stesso e con il cuore. Ci piacerebbe essere trattati con più dignità. Quello che ho detto, l’ho toccato con mano anche pochi giorni fa. Ed è tanto vero che le nostre associazioni si stanno muovendo».(v.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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