Il Tirreno

Lucchini, il Cda non cede Il sindaco: «È una porcata»

di Giorgio Pasquinucci

Nessuna decisione sul commissariamento, spunta un possibile investitore I lavoratori occupano la direzione e chiedono un incontro urgente al ministero

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PIOMBINO. «È una porcata». Così, senza mezzi termini, il sindaco Gianni Anselmi commenta il comunicato di poche righe diffuso a tarda sera dal Cda Lucchini, per tutto il giorno ieri riunito nella sede legale di Milano.

Al termine di una lunga giornata convulsa, caratterizzata dall’occupazione da parte dei lavoratori della direzione della fabbrica, la decisione che tutti si aspettavano, ciò la richiesta del commissariamento da parte del governo, non c’è stata. Il Cda si è trincerato dietro una risoluzione che appare come un ennesimo tentativo di prendere tempo. «Il Cda Lucchini, riunitosi in data odierna – si legge nella nota diffusa poco prima delle 20 – ha esaminato la manifestazione d'interesse pervenuta alla società da un potenziale investitore. In conseguenza il Cda ha chiesto un incontro con il ceto bancario per fornire un aggiornamento sulla situazione del gruppo nel suo complesso. Il Cda prosegue la propria attività e sta valutando, insieme ai legali dello studio Paul Hastings, le più opportune procedure da attivare in tempi brevi in relazione all'evolversi degli eventi».

«Si tratta di una porcata – reagisce il sindaco Anselmi – e chi l’ha fatta si assumerà la piena responsabilità pubblica di fronte ai lavoratori e ai cittadini. Guarda caso, dopo mesi di pressioni, la manifestazione d’interesse arriva proprio il giorno in cui si riunisce il Cda e questo è inquietante. È fuori tempo massimo, se c’è un manifestazione di interesse, chi la fa dovrebbe parlare con il governo e non con la proprietà e con questo Cda».

La lunga attesa è iniziata ieri mattina. Già alta la tensione dei lavoratori, che il giorno prima si erano riuniti in assemblea facendo capire di essere pronti ad azioni eclatanti. Alle 15 ci sono state due assemblee nel salone dell’ex Dup e, per acclamazione, è stata accettata la proposta dei segretari di Fim, Fiom e Uilm di occupare la direzione dello stabilimento. A centinaia sono saliti per le scale della direzione e si sono insediati nella sala riunioni, affacciandosi alle finestra che le bandiere dei sindacati e gridando a squarciagola i soliti slogan: «Lavoro, lavoro», «Noi da qui non ci muoviamo». Sul piazzale sono poco dopo arrivati gli operai dai vari reparti dello stabilimento, fermati per due ore dallo sciopero indetto dai sindacati. Tensione che saliva sempre di più, fino a quando il capo personale dell’azienda, Riccardo Grilli non ha letto la risoluzione del Cda ai lavoratori che stavano occupando la direzione. «Chiediamo una riunione urgente al ministero e al Cda – dice il segretario della Fiom Luciano Gabrielli – La manifestazione d’interesse di cui si parla potrebbe essere una bufala, il tentativo del Cda di prendere tempo e non cedere la mano passo al commissario».

I lavoratori hanno intanto deciso di continuare l’occupazione delle direzione, almeno fino a quando non ci sarà un incontro di chiarimento con il consiglio di amministrazione.

Gli animi sono sempre più surriscaldati da una vertenza che ormai è in piedi da due anni, da quando Alexey Mordashov annunciò la sua intenzioni di ritirarsi da Piombino, tenendo col fiato sospeso oltre 3mila lavoratori (tra diretti e indiretti) e le loro famiglie.

Sembrava che l’azienda, dopo l’incontro al ministero del 18 ottobre, avesse iniziato a maturare l’idea di cedere il passo ad un commissario del governo, evitando gli effetti disastrosi di un fallimento. Il sottosegretario allo Sviluppo economico aveva dato all’azienda dieci giorni per decidere tra questo e il concordato. La scelta della terza via sembra aver ribaltato tutto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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