Gioco
«Illegali le tasse sui fossi» Accolto il ricorso del Mab
Il comitato di Val d’Elsa ora si appella agli elbani per fare un’azione comune Dirindelli: «Bisogna organizzare incontri pubblici per convincere a non pagare»
PORTOFERRAIO. «Le tasse sui fossi sono illegali, elbani non pagatele, combattiamo questo sopruso». Sembra un grido di altri tempi, ma la battaglia del comitato Mab Val d’Elsa, specializzato nel contrastare le imposte dei consorzi di bonifica toscani, sta dando i suoi frutti. «Lo scorso 10 ottobre – afferma il presidente del comitato, Renzo Dirindelli – su un ricorso collettivo di 44 persone dei comuni di Radicandoli e Castelnuovo Val di Cecina contro la comunità montana locale, la commissione tributaria di Pisa ha dichiarato nulli gli atti, respingendo al mittente le sue assurde pretese. Nessuno ha pagato l’imposta». La tassa sui fossi sarebbe legale solo se chiesta a seguito di interventi di bonifica tesi a produrre un incremento del valore dell’immobile della persona a cui arriva la cartella da pagare. Altrimenti, come nella maggior dei casi, l’imposta sarebbe nulla. Se il cittadino che abita in prossimità del bacino idrografico non subisce vantaggi economici dalle eventuali bonifiche, non deve sborsare soldi. «Quest’imposta è illegale – continua Dirindelli – e bisogna combatterla per farla sparire. Non si tratta di risparmiare cento o cinquanta euro, io sono pronto a spendere anche qualcosa di più per ripristinare la legalità. Il regio decreto del 1933 e le successive leggi inquadrano univocamente queste tasse e obbligano i cittadini a pagare solo per contribuire agli interventi che producano vantaggi fondiari, una vera e propria rarità». Figurarsi cosa penseranno gli elbani, che hanno pagato le tasse sui fossi subito dopo l’alluvione, con case distrutte o danneggiate. «L’Elba e la Lunigiana sono state martoriate – sottolinea Dirindelli – ma il mio consiglio è di non desistere. Bisogna organizzare incontri pubblici per convincere i cittadini a non pagare. Costituendo dei comitati e affidandosi ad avvocati esperti, si possono vincere anche tutte le cause, come abbiamo fatto e faremo noi nelle nostre zone». Il cammino non è semplice. Non pagare spesso significa affrontare Equitalia (che solo dopo i 2mila euro può “mettere le ganasce”) e rischiare di vedersi aumentare l’imposta dovuta. Ma oltre al danno la beffa: se si vince, dopo dodici messi il consorzio di bonifica torna alla carica, disinteressandosi dei pareri delle commissioni tributarie. «E’ un cane che si morde la coda – continua Dirindelli – e per fermarli stiamo preparando un esposto alla Procura della Repubblica. I cittadini devono però convincersi che la ragione è sempre dalla loro parte. Quando si ricevono le cartelle – sottolinea Dirindelli – non bisogna pagarle, ma organizzarsi e fare ricorso, non al Tar ma alla commissione tributaria».
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