Il Tirreno

Scoperto il bracconiere che ha ucciso l’ibis Goja

di Cecilia Cecchi
Scoperto il bracconiere che ha ucciso l’ibis Goja

In trappola grazie al gsm dell’uccello, le indagini di polizia provinciale e forestale Il Wwf plaude al rapido risultato e la Lipu chiede una condanna esemplare

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SAN VINCENZO. Scoperto il cacciatore che ha ucciso - sabato scorso - Goja, prima e unica ibis eremita ad aver imparato a percorre da sola (senza la guida del paraplano, insegnandola ad altri) la rotta di migrazione dalla Baviera alla Toscana. Polizia provinciale e forestale l’hanno identificato (non è stato reso noto il nome).

Ieri pomeriggio conferenza stampa a Palazzo granducale a Livorno. Così sì è saputo che il bracconiere denunciato all’autorità giudiziaria è un cacciatore di Camaiore (Lucca). È lui che, nella campagna di San Vincenzo, ha ucciso la femmina “storica” di ibis eremita e ha ferito suo figlio Jedi (gravissimo al Cruma).

Il fatto – si è ricordato ieri – era stato segnalato da ricercatrici austriache del progetto internazionale Waldrappteam (di cui Goja era appunto il “cavallo di battaglia”), finalizzato alla reintroduzione della specie estinta in Europa da secoli. Le ricercatrici erano in Val di Cornia proprio per monitorare gli esemplari in volo, tutti dotati di placchette elettroniche di rilevamento Gps. I due uccelli ritrovati facevano parte di un gruppo migrato dalla Baviera e diretto all'oasi Wwf della Laguna di Orbetello, per trascorrere qui l’inverno.

Le studiose, grazie all’apparecchiature di rilevamento, si sono accorte che alcuni ibis erano a terra. Dopo una serie di ricerche, coadiuvate dalla polizia provinciale del distaccamento di Venturina, gli uccelli venivano individuati e trasportati subito al Cruma di Livorno per le cure (qui era già ricoverato un altro esemplare, colpiti il giovedì precendente a Marina di Cecina).

Dunque le indagini, della polizia provinciale di Livorno e del corpo forestale di Livorno (nucleo operativo speciale di Cecina), hanno ricostruito i movimenti dei volatili e, grazie ai tracciati Gps, hanno localizzato la zona da cui sono partiti gli spari.

«I rilevamenti sui bossoli trovati a terra e i successivi accertamenti di natura balistica - ha spiegato il comandante delle guardie provinciali Maurizio Trusendi - hanno consentito di circoscrivere le ricerche in un'area dove era presente un capanno , utilizzato in questo periodo per la caccia al colombaccio. Uno dei frequentatori del capanno avrebbe, quindi, confermato di essere l'autore del gesto». Il cacciatore si sarebbe giustificato affermando «l' involontarietà dell'accaduto», in quanto gli ibis sarebbero stati raggiunti «dalla rosa di pallini contenuta nei proiettili sparati verso dei colombacci».

Il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, si è complimentato per la riuscita dell'indagine, che ha consentito di individuare nel giro di poco tempo il bracconiere reo del grave gesto: «Un'operazione seguita con attenzione anche a livello europeo - ha sottolineato - dato il coinvolgimento di numerosi studiosi e ricercatori nel progetto per la tutela della specie protetta».

Parole di apprezzamento espresse anche dal comandante delle provinciale delle guardie forestali, Luca Barattini.

Il Wwf Toscana plaude alla rapidità dell’operato delle forze dell’ordine sollecitandone sempre massima attenzione.

«Chiederemo al Parlamento di legiferare perché venga aggravato il sistema sanzionatorio a danno dei bracconieri – interviene il presidente Lupu, Fulvio Mamone Capria – Attendiamo i il processo per costituirci parte civile e chiederemo agli amici austriaci dell'istituto Waldrappteam – conclude – di presentare una richiesta di maxi risarcimento per i danni portati all'importante progetto di reintroduzione di questa specie rara in Italia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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