Sicurezza
E ora lo sciopero della fame rischia di dividere i lavoratori
PIOMBINO. La Fiom, per voce del suo segretario Luciano Gabrielli, esprime solidarietà a Paolo Francini, l’operaio ormai al quarto giorno di digiuno in sostegno alla lotta dei lavoratori Lucchini....
PIOMBINO. La Fiom, per voce del suo segretario Luciano Gabrielli, esprime solidarietà a Paolo Francini, l’operaio ormai al quarto giorno di digiuno in sostegno alla lotta dei lavoratori Lucchini. «In questo momento – afferma tuttavia Gabrielli – è fondamentale l’azione collettiva, come è stato deciso nell’assemblea».
Ma lo sciopero della fame di Francini ha sollevato anche contrasti. Il Prc ha distribuito ieri davanti alle fabbriche un volantino, in cui attacca duramente Mirko Lami, coordinatore Rsu della Fiom, che aveva espresso critiche all’azione intrapresa da Francini. «Costui, che ha organizzato ben altri spettacoli ad uso del suo partito e del sindaco – afferma il Prc – dovrebbe riflettere sul fatto che, per evitare di aprire un serio conflitto sul destino della Lucchini e del territorio, si lascia avvicinare la sconfitta».
«Ingeneroso – replica Gabrielli – indicare persone che ogni giorno sono in trincea come responsabili e metterli nel mirino. In questo momento è un gioco la massacro indicare i colpevoli di ciò che potrebbe accadere. È sbagliato, sconsiderato e irresponsabile». Secondo il segretario Fiom «c’è invece bisogno dell’unità di tutti e non di propaganda politica, da qualsiasi settore provenga, sulla pelle dei lavoratori».
A Mirko Lami «attaccato ignobilmente» arriva anche la solidarietà del sindaco Anselmi, che precisa: «Prima di salire sul tetto per dare visibilità nazionale, non a me ma ai problemi della città, avevo messo in conto che sarebbero state dette un bel po’ di bischerate. Oggi sarò di nuovo a Roma per le nostre crisi, qui c’è da lavorare duro e risolvere i problemi, altro che campagna elettorale».
«Sono ormai al quarto giorno di sciopero della fame – scrive intanto Paolo Francini – Niente è cambiato da quando ho iniziato, se non un dolore continuo allo stomaco e le gambe che fanno fatica. È proprio vero, dopo i primi giorni, gli stimoli della fame non si avvertono più, e si comincia a sentirsi un po’ diversi. In fondo, mio padre, che ha subito l’esperienza dei campi di concentramento nazisti, se fosse ancora con noi, mi direbbe che questa è una passeggiata».
«Trascorro le giornate nel consiglio di fabbrica e all’ingesso della portineria per parlare con i compagni di lavoro. C’è che solidarizza, chi mi guarda stupito, chi non sa cosa dire. Cerco di spiegare che chi come me ha chiesto da tempo, soprattutto al sindacato, di fare di più, deve provare per primo a fare qualcosa di più anche a livello personale».
«Certo – conclude – queste sono azioni che tendono a “cercare pubblicità”, come dice qualcuno, ma lo scopo è quello di far diventare Piombino un caso nazionale, di cui il governo debba occuparsi».
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