Il Tirreno

Il mare di Rimigliano porta la morte

di Nicola Stefanini
Il mare di Rimigliano porta la morte

Babbo annega per salvare i suoi figli in difficoltà fra le onde. Un litorale insidioso che d’estate è super controllato

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SAN VINCENZO. Il mare di Rimigliano, dopo sette anni, è tornato a portare la morte. Un babbo di 42 anni ha perso la vita ieri fra le onde per salvare quelle di tre dei suoi cinque figli. Una tragedia che si è consumata in una giornata di sole e di vento, su una spiaggia deserta.

Un dramma figlio dell’amore, ma anche del panico dettato dall’inesperienza e dalla non conoscenza dei luoghi. Quello di Rimigliano è un mare spettacolare quanto insidioso, che nel tempo ha visto consumarsi numerose tragedie, specialmente in estate. Ed è proprio per mettere un argine forte a queste vicende di dolore che sette anni fa è nato il Progetto Sarago, un sistema capillare di controllo e di soccorso coordinati che copre tutto il litorale sanvincenzino. Un sistema che funziona dalla tarda primavera fino alla metà di settembre. Da quando il Progetto Sarago è in funzione, di morti a Rimigliano non ce ne sono stati più.

Fausto Nannini, sanvincenzino, è il coordinatore del Progetto Sarago. «Il tratto di mare di Rimigliano, ma un po’ tutto il litorale di San Vincenzo – dice – sono caratterizzati dalla presenza di sabbia molto fine già nei primi dieci-venti metri dalla battigia. Questo fa sì che nel fondo, specialmente quando c’è vento, si creino delle buche e la corrente, che in alcuni punti è forte, origina come dei mulinelli. Se si finisce in una di queste buche – prosegue Nannini – o si è in grado di nuotare più velocemente del vortice, che è assai improbabile, oppure ci si affanna a tornare verso terra mentre di fatto la corrente porta al largo. Così si finisce per perdere le forze, si comincia a bere e in breve non c’è più nulla da fare. In queste situazioni – dice ancora il coordinatore del Progetto sarago – bisognerebbe non farsi prendere dal panico e cercare di uscire di lato dalla buca, a destra o a sinistra, non verso terra, e poi una volta liberi rientrare con calma. Ma sono manovre che richiedono indubbiamente esperienza e sangue freddo che pochi bagnanti, soprattutto in frangenti simili, hanno».

E le situazioni descritte da Nannini si ripetono con numeri eclatanti ogni estate tenendo costantemente in allerta il poderoso meccanismo del Progetto Sarago. Fra giugno e settembre 2011, i bagnini e soccorritori sanvincenzini hanno compiuto circa 150 interventi per riportare a terra incauti bagnanti. Nell’estate appena finita, grazie anche a un mese d’agosto di calma piatta, gli interventi sono stati quasi un centinaio.

Il Progetto Sarago prevede 44 punti di controllo e pronto intervento, con altrettanti bagnini da mattina a sera e sei moto da acqua, lungo i 12 chilometri del litorale sanvincenzino. Il progetto coordina sia i bagnini impegnati sulle spiagge libere che quelli addetti agli stabilimenti balneari privati. Tutti sono in contatto con tutti attraverso radiotrasmittenti, in modo che più soccorritori possano convergere dalle zone più vicine nel punto di necessità. Purtroppo, per quanto è successo ieri, il Progetto Sarago è terminato il 9 settembre insieme alla stagione balneare.

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