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Sciopero della fame almeno fino a giovedì

Sciopero della fame almeno fino a giovedì

L’operaio Paolo Francini ha iniziato la sua protesta: «Servono subito iniziative di lotta forti»

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PIOMBINO. Lo sciopero della fame di Paolo Francini è iniziato domenica sera intorno alle 20,30. «Ho fatto l’ultimo pasto a cena, una frittata, e poi più nulla se non acqua e latte», dice l’operaio castagnetano di quasi 53 anni, manovratore al movimento ferroviario della Lucchini e fra i più anziani dipendenti della fabbrica.

Ieri Francini ha trascorso la sua giornata nelle stanze del Consiglio di fabbrica, fino alle 16,30 quando è tornato a casa. «C’era l’idea di fare un presidio all’aperto, in fabbrica, ma vista la pioggia – racconta Francini – il sindacato mi ha fatto andare dentro. Molti compagni di lavoro sono venuti a manifestarmi appoggio e attenzione per quello che faccio. Per fare lo sciopero della fame ho preso il contratto di solidarietà perché il lavoro che faccio è molto delicato e servono condizioni fisiche idonee, altrimenti può essere pericoloso per me e per gli altri compagni».

Quello che vuole evidenziare Francini, con questo sciopero della fame, è la necessità di far diventare il dramma della siderurgia piombinese un caso nazionale. E farlo in tempi rapidissimi perché - dice - il tracollo finanziario della Lucchini è imminente «e da qui ad allora ogni giorno dovrà essere un giorno di lotta e di iniziativa, forte, eclatante, originale, a Piombino ma soprattutto fuori Piombino». È per questo che l’operaio chiede sia ai compagni di lavoro che ai sindacati «di pretendere dal Governo un piano di emergenza per la siderurgia unendo, con le dovute specificità, i casi di Taranto, Piombino, Terni, Trieste, perché nessuno dei poli siderurgici italiani può salvarsi da solo, meno che mai Piombino».

Francini è intenzionato a proseguire lo sciopero della fame almeno fino a giovedì (18 ottobre) quando a Roma è in agenda l’incontro fra istituzioni e sindacati sulla siderurgia piombinese. «È un sacrificio che mi costa molto – sorride l’operaio – perché sono anche uno d’appetito, ma non si può pensare che una manifestazione a Piombino una volta ogni due mesi ci risolva il problema di visibilità e peso politico a livello nazionale. E non c’è più tempo da perdere: il sindacato deve elaborare subito un calendario di iniziative forti da sottoporre ai lavoratori per un’assunzione collettiva di responsabilità. Capisco che non tutti condividono questa posizione, ma di certo non lo faccio per mettermi in mostra».

Nicola Stefanini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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