Il Tirreno

«Cittadinanza ai bimbi stranieri»

«Cittadinanza ai bimbi stranieri»

Approvato a larga maggioranza un ordine del giorno in consiglio. Da Gelichi un “no” polemico

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PIOMBINO. Bambini e ragazzini, nati in Italia da genitori stranieri regolarmente residenti, o minorenni nati all’estero ma che abbiano comunque compiuto qui un ciclo scolastico, potrebbero avere il riconoscimento della cittadinanza italiana per ius soli (diritto di terriotorio).

Va verso questa possibilità l’ordine del giorno approvato in consiglio comunale per iniziativa dei consiglieri del Pd Claudio Capuano e Rinaldo Barsotti, e che è stato votato anche dai gruppi di Idv, Rifondazione comunista, Udc e Fli. Voto contrario, invece, da Pdl e da Riccardo Gelichi del Gruppo misto.

L’ordine del giorno fa seguito a un’iniziativa popolare promossa da 19 associazioni a livello nazionale, e di diverso orientamento politico, che ha già raccolto 250mila firme per trasformare questa possibilità in realtà. «Questa disposizione – commenta Rinaldo Barsotti – ci permette di compiere un ulteriore passo avanti sul campo dei diritti e ci restituisce una società un po’ più umana. Si sarebbe dovuto avere un voto unanime – dice ancora il consigliere Pd – perché questa non è soltanto una scelta di colore politico, ma semplicemente una scelta di civiltà».

«Partiamo dal presupposto che l’Italia non è una giungla arretrata – motiva il suo voto contrario Riccardo Gelichi – ma contempla il diritto di cittadinanza al pari delle altre nazioni europee, oggi lo straniero nato in Italia una volta raggiunta la maggiore età può scegliere la cittadinanza italiana (ius soli) o la cittadinanza dei propri genitori (ius sanguini), lasciando quindi libera scelta all’adulto. Propagandare scelte come la cittadinanza subito, è da irresponsabili, perché oltre che distogliere il consiglio comunale dai veri e seri problemi dei piombinesi, non si valutano nemmeno le possibili conseguenze sociali di un tale provvedimento. Se l’Italia riconoscesse la cittadinanza a chiunque fosse nato nel suo territorio – dice Gelichi – aerei, treni, pullman, navi scaricherebbero signore incinte all’ottavo mese che, con pieno diritto (regolare permesso per soli sei mesi), partorirebbero i loro bambini nei nostri ospedali per poi tornarsene, forse, a casa con il loro piccolo cittadino italiano. Consolati e ambasciate sarebbero sommerse di lavoro e, peggio di tutto, milioni di persone avrebbero diritto a un’assistenza sanitaria che però sosterrebbero poco o nulla con le imposte».

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