Italia
Rischio default, sindaco convocato da Passera e Clini
Fra gli scenari per salvare la Lucchini c’è anche l’ipotesi di creare due società diverse per area a caldo e laminatoi
PIOMBINO. La convocazione è arrivata per telefono nel tardo pomeriggio di ieri: lunedì alle 17 il sindaco Gianni Anselmi incontrerà i ministri dello sviluppo economico, Corrado Passera, e dell’ambiente Corrado Clini.
Adesso c’è, quel tavolo nazionale rivendicato dai lavoratori con gli scioperi e la manifestazione di mercoledì, e sollecitato da Anselmi stesso con il gesto del giorno precedente che lo ha portato in cima ad un capannone della fabbrica.
L’incontro riguarderà tutto il polo siderurgico e si svolgerà nella sede del dicastero dello sviluppo, di fronte agli interlocutori individuati da tempo come gli unici in grado di dare soluzioni capaci di invertire una rotta che, in caso contrario, porterebbe dritto al fallimento. Sarà, probabilmente, un primo passo. Ma un passo importante, in cui potrebbero essere scandite le scelte successive. Tra le possibilità per fermare il default, restano in piedi quella del concordato preventivo (sotto l’egida del ministero ma affidato al management attuale), e quella dell’amministrazione straordinaria. Una sorta di commissariamento, insomma, che dovrebbe essere richiesto dallo stesso Cda Lucchini, ma che assegnerebbe al Ministero dello sviluppo la regia completa del salvataggio. Ed è questa la formula che Anselmi vorrebbe privilegiare perchè indurrebbe una maggiore responsabilizzazione dello Stato nella ricerca di interventi sulle bonifiche, sulle infrastrutture e sulle coperture sociali da attivare.
Qualsiasi sia la soluzione adottata, sullo sfondo resta la necessità di un acquirente. Ed è qui che comincia a farsi largo lo scenario dello sdoppiamento societario. L’ipotesi circola in ambienti informati secondo i quali la ricerca di un compratore verrebbe facilitata dalla nascita di due società distinte: una per l’area a caldo, quella più a rischio di chiusura, l’altra per la gestione della laminazione. In quest’ultimo contesto si innesterebbe la realizzazione del forno elettrico.
L’operazione assomiglia a quella messa in piedi per Alitalia. Fonti sindacali si dicono preoccupate e giocano d’anticipo, dicendosi pronte a dare battaglia affinchè tutti i lavoratori restino dentro un’unica società.
In circolo c’è anche qualche interrogativo sui tempi di realizzazione dell’eventuale forno elettrico. I 18 mesi che per alcuni sarebbero sufficienti, stridono con valutazioni tecniche secondo le quali di mesi ne servirebbero più del doppio. Altre domande riguardano la capacità produttiva dell’impianto. Se di piccola taglia - come sostengono le stesse fonti - servirebbe a poco. Se di taglia superiore, comporterebbe grossi problemi di inquinamento acustico e di approvvigionamento elettrico, acuiti, nell’eventualità della chiusura dell’area a caldo, dallo stop delle centrali elettriche interne.
Nel frattempo, dopo le dimissioni di Giacomini, l’azienda cerca un nuovo direttore. «Stiamo valutando candidature interne ed esterne», si limita ad affermare. Per altri, l’incarico sarebbe già stato assegnato all’ex direttore Sergio Simoni che rientrerebbe dall’estero.
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