Gioco
Nelle foto la vita degli oggetti abbandonati
S’inaugura domani l’installazione di Del Fa nella ex chiesa di Sant’Antimo sopra i Canali. Murzi: «Sensibilizzare sui rifiuti»
PIOMBINO. All’inizio del catalogo (con prefazione di Fabio Fagnani, direttore del dipartimento di scienze matematiche Politecnico di Torino) si leggono due definizioni. “Cella”: piccola stanza disadorna destinata a monaci o prigionieri. “Con vista”: da cui è possibile spaziare con lo sguardo. Non sono monaci. Sono prigionieri, che effettivamente possono guardare, bloccati tuttavia in un’eterna osservazione.
Sono gli oggetti protagonisti dell’installazione artistica di Riccardo Del Fa, in mostra da domani (inaugurazione alle 18), alla chiesa di Sant’Antimo sopra i Canali. L’iniziativa, curata da Stefano Fontana, e nata in collaborazione con Asiu, racconta, attraverso la fotografia, la vita, da prigionieri, di oggetti abbandonati per strada, assorbiti ormai dall’asfalto. Vicino, accanto, persino sopra di loro, la gente cammina senza degnarli di uno sguardo, indifferente a una traccia ormai passata, sorta di archeologia contemporanea nel tessuto urbano. Si chiama “Celle con vista” l’installazione di Del Fa. Al centro della sala venti strutture autoportanti, sulle quali si trovano (una in basso, l’altra in alto), due fotografie. La prima è l’immagine dell’asfalto che trattiene l’oggetto (una monetina, un tappo di bottiglia, un pezzo di lampadina). La seconda rappresenta il quadro che l’oggetto vede sopra di sé (un albero, un angolo di edificio, un cartello stradale, l’insegna di un bar).
Due immagini di una stessa moneta, che vivono contemporaneamente due realtà temporali diverse: tanto è immobile l’oggetto, quanto è in movimento lo specchio visivo che osserva: un camion che passa, il volo di un gabbiano, un’auto parcheggiata. «L’idea mi è venuta a Roma – spiega Del Fa – Stavo camminando quando ho notato a terra una catenina inglobata nell’asfalto, e ho immaginato cosa potesse vedere nella sua condanna da prigioniero. Ho girato per mesi a Piombino alla ricerca di oggetti simili che avessero un significato sia fotografico che culturale, per un risultato che è anche una lettura contemporanea del carcerato».
Ogni scatto riporta infatti un cartellino con tanto di data e numero di sequenza della foto. Ai lati della stanza la sagoma di Piombino, all’interno le strutture, raccolte in circolo come monoliti, per un’atmosfera sacrale accentuata dalla scelta musicale. Al progetto partecipa anche Asiu che al di là degli stimoli artisti ravvisa anche impulsi più realistici: «Questi oggetti, che dovrebbero stare in altri luoghi e che potrebbero dare nuova vita a forme diverse di energia, ci guardano severamente per non avere permesso loro di dare nuova linfa al mondo – spiega Fulvio Murzi, presidente Asiu – Questa mostra può essere un ulteriore mezzo per sensibilizzare i cittadini sulla questione rifiuti».L’esposizione proseguirà fino al 31 ottobre con i seguenti orari: da lunedì a giovedì 17-20, da venerdì a domenica 17-20 e 21-24.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
