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Installazioni e coreografie contro il femminicidio

Installazioni e coreografie contro il femminicidio

PIOMBINO. Un punto di sensibilizzazione contro il femminicidio. Per rompere il silenzio e promuovere il rispetto. Lo allestirà Ex Aequo, libera organizzazione di persone, sabato prossimo in piazza...

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PIOMBINO. Un punto di sensibilizzazione contro il femminicidio. Per rompere il silenzio e promuovere il rispetto. Lo allestirà Ex Aequo, libera organizzazione di persone, sabato prossimo in piazza Cappelletti.

«Questo non è un film», è il titolo della manifestazione. Spunti coreografici con Soul of dance, volantini e installazioni artistiche delle donne di Ex aequo in collaborazione con Marta Del Bono, Elena Rapaccini e Debora Ciolli, scandiranno il pomeriggio dalle 17 alle 20,30.

Sull’onda lunga della simbologia veicolata da facebook in situazioni analoghe, lungo la scalinata del Metropolitan saranno sistemate decine e decine di paia di scarpe femminili (nella foto una minima parte del materiale esposto). Il colpo d’occhio inquietante testimonierà la serie di omicidi.

Solo in Italia, dall’inizio dell’anno, sono stati 98 e, spesso, sono maturati tra le mura di casa. Da qui l’invito a non lavare i panni sporchi in famiglia, reso visibile da altre installazioni.

Dalla nota distribuita da Ex aequo emergono alcuni dati significativi e probabilmente sconosciuti ai più e alle più. Ogni anno nel nostro Paese più di 1 milione di donne subiscono forme di violenza. Il 70% degli stupri è ad opera di partner o familiari e quasi mai le vittime fanno denuncia.

Emerge anche che più di 2 milioni e mezzo di donne subiscono comportamenti persecutori e più di 7 milioni violenza psicologica.

Cifre drammaticamente eloquenti accompagnate dal fatto che solo il 18% delle vittime ritiene che la violenza domestica sia da ritenere reato,come invece è giudicato dalla legge. Un terzo non ne ha mai parlato per vergogna.

Secondo una ricerca recente una donna su 5 è stata vittima di violenze o molestie almeno una volta ad opera del partner. I responsabili, però, vengono perseguiti solo in casi eccezionali.

Per l’associazione, diffondere queste informazioni può aiutare ad accrescere la sensibilità. E a far sentire meno sole le donne che vivono in situazioni nelle quali uscire dal silenzio può fare la differenza tra vivere e morire.(v.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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