Sicurezza
In tremila sulla Variante per difendere il lavoro
Un lungo corteo di operai ha bloccato per un’ora il traffico sulla superstrada Momenti di alta tensione tra gruppi di tute blu arrabbiate ed i sindacalisti
VENTURINA. Duemila per la Questura, almeno tremila per i sindacati. La risposta che ieri mattina i lavoratori metalmeccanici, ma anche commercianti, artigiano hanno dato alla crisi drammatica che sta attanagliando le grandi industrie piombinesi è stata massiccia. I primi sono arrivati in auto, in moto e persino in bicicletta dal centro di Venturina. Si sono radunati nel piazzale vicino al cavalcavia di via Cerrini, vicino alla stazione e alla Variante Aurelia, i possibili obiettivi di una nuova azione eclatante. Massiccio anche lo spiegamento di polizia e carabinieri. Il grosso dei lavoratori è arrivato poco dopo con i pullman, partiti dalla portinerie delle Lucchini, della Magona e della Dalmine.
Al ritmo scandito da improvvisati tamburi di latta, il lungo corteo si è avviato a passo lento verso la Variante Aurelia. Tutto è ripreso da dove era stato lasciato nell’ultima manifestazione del luglio scorso al grido di «lavoro, lavoro!». Sulla rampa dello svincolo della quattro corsie i primi Tir e auto ferme. Dall’altoparlante montato sulla macchina dei sindacati i ripetuti slogan che hanno caratterizzato la manifestazione: «Siamo qui per salvare l’industria e l’economia del territorio dal declino».
Ad aprire il corteo gli striscioni delle Rsu Lucchini e della Magona. Ma c’erano anche i lavoratori della Dalmine, dell’Enel, della Sol e delle tante piccole imprese dell’indotto, ancora una volta le prime a fare le spese della crisi. Presenti con la fascia tricolore i sindaci di Piombino Anselmi, di Campiglia Soffritti, di San Vincenzo Biagi, di Suvereto Pioli, di Castagneto Tinti, una delegazione degli amministratori di Follonica, l’onorevole Silvia Velo e il consigliere regionale del Pd Tortolini . C’erano anche i segretari del Pd Fabiani, dell’Udc Coppola, Benifei di Sel, Favilli del Prc, Pedroni del Pdci, il vicepresidente del consiglio comunale Sironi a rappresentare il Pdl e molti altri immersi in una folla di tute blu e verdi e tra i tanti colori delle bandiere dei sindacati.
Di tanti colori come gli slogan, gridati a piena voce dai lavoratori con fantasia ma più spesso con rabbia. La rabbia di tanta gente che sa di poter perdere il lavoro, che in Lucchini e Magona già è costretta ai contratti di solidarietà (che non possono durare più di un anno) a causa della chiusura di impianti e del restringimento delle produzioni.
Il corteo ha imboccato lentamente la corsia in direzione di San Vincenzo, poi dopo un paio di chilometri, gruppi di lavoratori hanno cominciato a saltare il guardrail per invadere l’altra corsia. Ma il traffico degli automezzi era deviato dalle forze dell’ordine sulla vecchia Aurelia, dove si sono verificati i veri intasamenti.
Per circa un’ora i lavoratori sono rimasti sulla sede stradale. Poi, al momento di dirigersi verso i pullman che li aspettavano per riportarli in fabbrica, i veri momenti di tensione. Il corteo si è fermato, per alcuni lunghi minuti è sembrato che tutti si rifiutassero di proseguire. Poi una parte, convinta dopo accese discussioni dai sindacalisti, si è staccata. Ma altri, 200-300, sono rimasti lì. Alcuni rimproveravano al sindacato di non aver fermato tutto lo stabilimento, mantenendo in funzione gli impianti a caldo.
Chiara la risposta concitata di Mirko Lami, coordinatore della Fiom nella Rsu Lucchini: «L’altoforno non lo fermiamo perché è la vita dello stabilimento e la nostra garanzia».
Un gran daffare per tutti i sindacalisti: Lorenzo Fusco, Vincenzo Renda, ma soprattutto per il segretario della Fiom Luciano Gabrielli, impegnato in vivacissime discussioni in decine di capannelli, mentre già alcuni gridavano «stazione, stazione!», indicando come obiettivo il blocco dei binari . Dure le accuse dei più arrabbiati contro il sindacato: reazione tardiva, sciopero troppo breve, tesi ovviamente sostenute anche con parole pesanti. Volevano restare lì, magari anche tutta la notte. Ma il tempo scorreva e stava per scadere. Col corteo almeno 400 tra poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa pronti ad intervenire. Qualcuno è andato a parlamentare, a cercare di prendere tempo prima che accadesse il peggio. “Assemblea” è stata a parola che alla fine, dopo animati contrasti, è riuscita a sbloccare la pericolosa situazione e a consentire alla manifestazione di concludersi come una grande prova di forza e al tempo stesso di responsabilità.
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