Attenzione
«Troppo caro l’affitto alla Parchi»
In affanno gli operatori balneari della Costa Est, devono pagare oltre 60mila euro l’anno
PIOMBINO. «Cari colleghi delle strutture balneari in Costa Est, per nove anni inutili le richieste, inutili le preghiere! Saliamo sul campanile e aspettiamo una controproposta concreta che ci faccia respirare». Come sempre più spesso accade è un social network a raccogliere lo sfogo, in questo caso di un imprenditore. A scrivere è Lunella Donati, proprietaria del bagno Elia a Mortelliccio.
È un grido di protesta che coinvolge direttiva europea, crisi economica e alti costi, per un post che in meno di due giorni ha segnato oltre 100 commenti. Al di là della paura della direttiva europea che rimanda tutte le concessioni a nuovo bando dopo la scadenza, il tasto più toccato nella discussione arriva dal canone annuo da corrispondere alla parchi Val di Cornia. «Nel mio ambito siamo partiti nel 2003 con un canone di 50mila euro più iva – scrive Lunella Donati – ma con la rivalutazione Istat al 150% siamo arrivati in pochi anni a 60mila più iva». Quota diversa in base alla struttura, tra le cinque coinvolte sulla Costa Est, che hanno firmato nel 2002 il contratto di ambito di servizio. Cinque realtà (Bagno Elia, La Capannina, Perelli 1, Bagno Skiuma, Onda Blu) provviste di ristorante, bar, cabine, bazar, spiaggia attrezzata, ognuna delle quali vincolata (secondo le differenti composizioni sociali) al pagamento dell’affitto alla Parchi per l’uso dell’area retrodunale.
«A questi soldi ogni anno devo aggiungere quelli per la concessione demaniale della spiaggia (3mila euro), la pulizia della pineta, l’Asiu (3mila euro) l’imu per le strutture di legno (sempre 3mila euro), e per le manutenzioni (10mila euro) – spiega Donati – Per non parlare del mutuo lungo 15 anni che ancora devo finire di pagare». E da aggiungere c’è anche il costo per l’adesione al consorzio balneare, anche se questa sembra essere per la maggior parte dei gestori una spesa adeguata per i servizi resi. Di fronte a una concessione demaniale bassa («Riterrei giusto anche triplicare la cifra», afferma Donati), ai costi di gestione, a mutuo e altro, a non andare giù alla proprietaria del Bagno Elia è proprio l’alto canone da corrispondere alla Parchi, che d’altra parte spiega le proprie ragioni.
«Come presidente di una società pubblica non posso decidere di abbassare i prezzi – spiega Luca Sbrilli – In base alla normativa, in un accordo tra privato e pubblico, è necessaria una gara, per verificare che non ci siano altri soggetti interessati, e solo nel caso questa vada deserta diventa possibile la riduzione del canone. Altrimenti subentra il danno erariale». In sostanza la posizione della Parchi è chiara: nel 2002 è stato firmato un contratto che deve essere rispettato. Crisi o non crisi. Il valore del canone è alto? Può darsi, ma i privati a suo tempo hanno accettato di pagarlo in base a un semplice concetto: vieni a costruire in un ambito tutelato, quindi di alta qualità, e paghi una cifra quale contributo al mantenimento del contorno della tua area imprenditoriale.
«Abbiamo firmato, è vero – sostiene Donati – Ma in sostanza costretti se non volevamo spostarci. La mia famiglia su quella spiaggia c’è dal 1987 e mio padre voleva rimanere lì. Inoltre le previsioni di spesa, con l’euro sono praticamente raddoppiate. Per non parlare di aspetti che ormai sono solo un peso e non un guadagno, come le cabine». Ecco che la Bolkestein si insinua a peggiorare una situazione tutta locale già di sofferenza. «La direttiva europea aggrava il tutto – riprende Donati – E se poi si perde tutto? È vero che l’industria è in crisi, ma anche noi siamo una risorsa del territorio e vogliamo essere tutelati».
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