Sicurezza
L’arte che nessuno può ancora vedere
Preziose testimonianze della storia della città-stato disperse o in attesa di essere esposte a cittadini e turisti
PIOMBINO. Sulle tracce dei percorsi leonardiani descritti dalla guida “Il turismo culturale” (Vanni editore srl), che ormai ci portiamo sempre appresso, scendiamo dalla Cittadella, verso la Marina, alla ricerca delle suggestioni suggerite da un’altra bella pagina scritta dal “genio” da Vinci. Una nota di pittura, riportata nel codice di Madrid II e data «1504 a Piombino il dì Ognissanti». Leonardo, leggiamo affascinati, scrisse quella nota che parlava di luci e colori al tramonto. «Io vidi già l’ombre verdi fatte da le corde albero e antenne sopra una parete di muro bianco andando il sole in ochaso e cquesto achadeva che quella superfitie di esso muro che non si tignieva al lume del sole si tignieva del colore del mare che lli era per obbiettivo».
È possibile che Leonardo abbia visto quelle ombre riflettersi sulle pareti della duecentesca Pieve di Sant’Antimo sopra i Canali, che insieme alla torre campanaria sovrastava il porticciolo e la Fonte. Ma quella parete non c’è più, distrutta nel crollo dell’ex ospedale nel 1997. Il muro è rimasto grezzo, e le pietre bianche che lo tamponavano, invece di essere rimesse al loro posto, sono probabilmente finite in qualche discarica. È un male tutto piombinese, a quanto pare, distruggere sistematicamente la memoria storica, come negli anni Sessanta accadde al palazzo degli Appiani che Elisa Bonaparte, durante il suo breve principato, aveva ordinato di sistemare a sua residenza.
Le Fonti da cui sgorgava l’acqua dolce descritta da Leonardo per fortuna si sono invece salvate dal crollo del ’97. Le teste zoomorfe scolpite da Nicola Pisano nel 1247 sono state restaurate e messe al riparo. Erano incrostate di calcina e vernice cadute dal ponteggio installato per la ristrutturazione dell’ex ospedale in residenze quando sono state restaurate da Luca Giannitrapani per conto della Sovrintendenza. Restaurate ma ancora invisibili. Al loro posto dei calchi in resina che da vicino non riescono ad ingannare, sebbene nessuno si sia curato di scrivere che si tratta di copie. Restaurate ma invisibili, perché ancora in attesa di essere esposte nel muso del Castello. Così come i bacini in ceramica tolti anni fa dalla torre della Tarsinata gli otre 600 pezzi di ceramica arcaica rinvenuti nel 2003 sul tetto della Chiesa di Sant’Antimo sopra I Canali.
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