Il dolore
Finalmente l’isola ha il suo ospedale di comunità
Attivata la struttura che sarà gestita direttamente dai medici di famiglia per pazienti che hanno bisogno di assistenza ma a bassa intensità di cura
PORTOFERRAIO. «Una risorsa e un’opportunità importante per tutta l’Elba». Il responsabile di zona Asl, Gianni Donigaglia, definisce così il nuovo ospedale di comunità che ha ufficialmente aperto i battenti.
Il personale a disposizione del nuovo servizio, che sarà gestito dai medici di famiglia (sei infermieri e cinque operatori socio sanitari) è stato assunto e sottoposto alla formazione. La nuova struttura, situata al terzo piano dell’ospedale di Portoferraio, mette a disposizione otto posti letto, sei per i pazienti che hanno bisogno di assistenza continuativa 24 ore su 24), seppur ad un basso livello di intensità di cure, altri due posti con funzione di hospice. Il servizio sarà gestito direttamente dai medici di famiglia di tutta l’Elba: il coordinatore Carlo Burchielli, supportato dalla responsabile Ornella Fabozzi, garantirà una presenza giornaliera, i medici con i pazienti ricoverati nella struttura territoriale garantiranno un minimo di due accessi settimanali.
Un servizio in più, dunque, in una fase in cui la Regione e Asl prestano un’attenzione particolare a limitare la spesa sanitaria e tendono, in linea di massima, a razionalizzare servizi e i costi. «L’ospedale di comunità è una buona notizia per gli elbani – spiega il dottor Gianni Donigaglia – che fa parte di un progetto più ampio di riorganizzazione della sanità sul territorio».
Saranno i medici di famiglia a proporre i pazienti da ricoverare, che saranno quindi valutati dall’equipe della struttura e inquadrati in un percorso di cura personalizzato. La permanenza nell’ospedale di comunità, destinato a pazienti complicati da curare a casa pur non necessitando di un ricovero in ospedale, non potrà superare i venti giorni. «La struttura territoriale ospiterà malati cronici riacutizzati – spiega il coordinatore Carlo Burchielli – persone con insufficienze respiratorie, malattie cardiovascolari che hanno bisogno di un’assistenza continuativa. È importante far capire alle famiglie che l’ospedale di comunità è una struttura territoriale. Il paziente che viene ricoverato deve essere seguito dai parenti, ma non deve essere un parcheggio per malati, tanto meno una scorciatoia per saltare le liste di attesa per gli esami».
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