Sicurezza
Il Ponte di ferro verrà abbattuto entro fine anno
Gli abitanti e gli agricoltori sono preoccupati per l’assenza di certezze sui tempi di ricostruzione
PIOMBINO. Entro fine anno Ponte di ferro sarà abbattuto. Sui tempi di ricostruzione non c’è ancora chiarezza. Ed è questo che temono gli abitanti, gli agricoltori e quanti, a vario titolo, passano di lì: che la fase transitoria sia troppo lunga, con conseguenze serie per la comunità.
La conferma della demolizione la dà il vicesindaco, Lido Francini. Che, a domanda, risponde: «Abbiamo il progetto per l’abbattimento del vecchio, mentre il preliminare del nuovo ponte presto diventerà definitivo. Dobbiamo mettere in fila queste situazioni e ricavare il cronoprogramma con cui procedere».
Dal generico, si passa al particolare: «Sì, la demolizione avverrà entro fine anno. La ricostruzione? La inseriremo nel piano delle opere pubbliche 2013. Quindi contiamo di farcela l’anno prossimo», prosegue Francini. Che è il primo a sperare di non essere stato troppo ottimista. Perchè il punto fondamentale sono le risorse. Servono un milione e settecentomila euro. E privati interessati ad investire sul territorio, pronti a coprire almeno una parte del costo dell’infrastruttura.
Naufragata l’ipotesi dell’arrivo di una società fiorentina che avrebbe dovuto impiantare fotovoltaico a Montegemoli, Francini guarda altrove. Senza dire dove. Se non altro per scaramanzia. Preferisce ricordare le ragioni della demolizione, richiesta a suo tempo dal Genio civile per mettere in sicurezza la zona di Montegemoli. «Il rischio idraulico - sottolinea il vicesindaco - impedisce il rilascio delle autorizzazioni per progetti, già pronti, presentati da aziende che vogliono investire nel Pip».
Per il comitato La Sdriscia, è il nodo della ricostruzione a lasciare in piedi interrogativi e forti perplessità.
«Al di là delle “certezze” di esperti, tecnici, politici, è molto, molto discutibile che tutti gli ipotetici guai di un’eventuale esondazione del Cornia dipendano esclusivamente dal ponte», dice Stefano Masangui. Che però, preferisce non addentrarsi sulla utilità reale della decisione, invitando gli amministratori «a chiedersi in quali gravi difficoltà metteranno una buona parte del territorio comunale sotto il profilo della viabilità, economia e sicurezza».
I motivi: «Le strade alternative - spiega – rimarranno solo via degli Affitti, che ha un fondo molto dissestato e pericoloso, e un tratto della Geodetica che, se verrà impegnato anche dai trattori degli agricoltori della zona, ostruirà in modo drammatico la circolazione di tutti i mezzi in transito».
Il portavoce del comitato esorta la giunta a fare la massima chiarezza sui tempi e sulle prospettive di sviluppo. «Non è pensabile - chiude Masangui - che la zona periferica non meriti attenzione. Da come stanno procedendo le cose, sembra proprio che le decisioni non tengano conto della nostra realtà. Ci piacerebbe avere il sostegno dei piombinesi affinchè sia seriamente affrontata la rapida ricostruzione di un’infratsruttura, come minimo, necessaria».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
