Attenzione
Urbanistica, lo Statuto non si tocca
La maggioranza dice no alle opposizioni sulla richiesta di referendum per le scelte di assetto del territorio
SAN VINCENZO. Perché i cittadini non possono esprimersi sulle scelte urbanistiche e sull’assetto del proprio territorio? Fino a dove può arrivare il contributo partecipativo della gente su scelte che coinvolgono tutti?
Domande annose, così come le richieste delle opposizioni della Val di Cornia per l’abrogazione della norma che, nei rispettivi Statuti comunali, impedisce ai cittadini il referendum sull’urbanistica e l’assetto del territorio. Se ne è parlato a lungo durante l’ultimo consiglio, in cui il Forum, appoggiato dall’altro gruppo d’opposizione “San Vincenzo per tutti”, ha chiesto alla maggioranza l’abrogazione del punto “h” dell’articolo 28, che vieta, appunto, ai cittadini di esprimersi sulle scelte urbanistiche. Referendum, tra l’altro, che sarebbe consultivo e non vincolante per le amministrazioni, ossia in breve: anche se il 100% dei cittadini fosse contrario ad un progetto dell’amministrazione, questa potrebbe comunque proseguire.La maggioranza ha risposto no alla richiesta di modifica dello Statuto, ed il sindaco Michele Biagi ne ha spiegato i motivi: «Sono profondamente convinto – ha detto – che al momento in cui i cittadini sono chiamati a votare, lo fanno sulla base di un programma elettorale che la coalizione vincente ha il diritto di vedere rispettato».
In pratica, chi vince le elezioni mette in pratica i progetti, annunciati in campagna elettorale, senza se e senza ma, visto che chi vota un programma è d’accordo. Ma le opposizioni si sono chieste dove inizi e finisca il significato di democrazia partecipativa, e se non sia diritto del cittadino, benché questi abbia votato la coalizione vincente, di esprimersi su un progetto e sulle sue modalità di realizzazione, visto che in pochi anni un progetto può anche non essere più attuale e attuabile.
Biagi ha risposto però che gli strumenti di partecipazione ci sono e vanno oltre al voto elettorale, «come dimostra – ha aggiunto – il percorso partecipativo per il nuovo piano strutturale. Credo in strumenti partecipativi che servano ad integrare i progetti delle amministrazioni». Sul senso del verbo “integrare”, piuttosto che “discutere”, si è aperta una lunga discussione, con le opposizioni che hanno ritenuto i percorsi partecipativi gestiti da società esterne una sorta di “farse”, mentre la maggioranza si è espressa a favore, rivendicandone l’utilità.
Resta, nelle opposizioni, una domanda cruciale: perché non estendere i percorsi partecipativi a referendum consultivi che coinvolgano tutta la popolazione, anziché coinvolgere soltanto una piccola? La sensazione è che dell’argomento, già assai presente nei consigli di questi anni, si tornerà a discutere piuttosto spesso.
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