Il Tirreno

Nostalgia di San Vincenzo che fu

Nostalgia di San Vincenzo che fu

Successo della mostra fotografica di Filaroni: «La rovina è il cemento»

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SAN VINCENZO.

Davanti ad una bellezza a tratti perfino insopportabile, pare di sentire nell’aria, a volte, una colonna sonora di voci celestiali, un pò come se a cantare fosse Jeff Buckley: passione, intensità, malinconia, dolore.

Se tale bellezza è andata via e resta solo nei ricordi o in immagini e suoni riprodotti – proprio come nel caso di Buckley, passato troppo giovane ad altra vita – allora possono cadere lacrime dagli occhi.

È quanto è accaduto a vari fra i moltissimi visitatori della mostra fotografica “San Vincenzo com’era.

La spiaggia anni Trenta-Sessanta in programma dall’11 al 24 agosto al Chiosco di via della Stazione - allestita dal 50enne sanvincenzino Leonardo Filaroni, dipendente del Comune di San Vincenzo dal ‘94 e per anni sostenitore del Pd.

Nelle immagini campeggiano le belle spiagge libere di una volta, i pescatori e altro di cui oggi si trova scarsa traccia.

«Vari residenti e non – dice Filaroni – sono andati via piangendo nel vedere le foto della San Vincenzo che fu, un paese in cui politici e cittadini costituivano un’unica grande famiglia. I commenti, poi, concordano quasi tutti su un punto: San Vincenzo è stato rovinato a colpi di cemento, senza alcuna giustificazione».

«Ed io – sottolinea – la penso allo stesso modo. Sento parlare gli amministratori locali di svolte ambientaliste e quant’altro. Ma quale affidabilità possono avere, se non si è ancora vista l’ombra di un solo fatto a confermare le parole?».

Le foto in mostra sono state raccolte da Filaroni, negli ultimi anni, da sanvincenzini e turisti che gliele hanno prestate, e sulle quali ha studiato per risalire alle date.

«In questi anni – spiega Leonardo Filaroni – ho raccolto oltre duemila foto dai tanti sanvincenzini e turisti che me le hanno portate, con un contributo speciale dello storico locale Lorenzo Bientinesi. Io digitalizzo le immagini per conservarne la memoria storica, e poi restituisco le foto ai loro proprietari».

«L’amministrazione comunale? Ho proposto questa mostra tante volte, soprattutto in vista del programma culturale di quest’anno, centrato sul recupero della memoria storica. Ma nessun amministratore mi ha invitato».

«L’invito mi è arrivato invece dal Circolo Fotoamatori di San Vincenzo, e le spese sono state tutte a mio carico. La mostra – prosegue – è stata realizzata grazie al Circolo, a mia moglie Donatella e a chi mi ha prestato le foto».

Secondo Filaroni, al degrado dell’ambiente locale sarebbe seguito un degrado dei valori.

«La gente – afferma ancora - non si è opposta a ciò che veniva cancellato, ha sempre delegato la politica, pur lamentandosene, ed ha avuto paura di esporsi. La politica e molta gente, in questi anni, non hanno dimostrato amore per questo paese. Si parla ora di ricerca di un’identità. Questo era un paese di mare, ma ora non so che cosa sia. Bisognerebbe – prosegue - scavare e vedere di recuperare qualcosa di ciò che si è perso soprattutto negli ultimi dieci anni, epoca di un’emorragia incredibile a tutti i livelli».

All’ingresso della mostra, uno scritto di un sanvincenzino illustre, il docente universitario Giovanni Manetti, fa eco alle parole scritte dal vicesindaco Fabio Camerini all’entrata della mostra di Govi: un paese che ha fatto il passo più lungo della gamba ed ha perso la sua identità, in nome di uno sviluppo effimero basato sul cemento e sull’edilizia.

Paolo Federighi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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