Gioco
Acqua putrida in spiaggia dal fosso del Renaione
I bagnanti dicono basta agli sversamenti: «Sono a rischio sicurezza e salute» L’amministrazione nega qualunque rischio: «Abbiamo la certificazione Asa»
SAN VINCENZO. Dopo il caso dello scorso 14 agosto, in cui vi fu una vera e propria insurrezione dei bagnanti a causa di uno sversamento, dal fosso del Renaione, di acqua marrone in spiaggia e in mare, la storia si è ripetuta la mattina del 25 agosto scorso.
Un’ondata d’acqua marrone e puzzolente che, nel fuoriuscire dal fosso, si è riversata in spiaggia e in mare, creando un grande solco al suo passaggio.
La pioggia della mattina era stata breve e poco intensa, sia a San Vincenzo che a San Carlo. Alcune ruspe hanno prelevato sabbia vicino alla riva e l’hanno trasportata sul posto, fino a coprire la buca formatasi.
La gente, che ha iniziato ad affollare la spiaggia a partire da mezzogiorno circa, non si è praticamente accorta di ciò che era accaduto. Tranne un bagnante sanvincenzino che ha ricordato un terribile dramma, che tutti i sanvincenzini conoscono e conservano nella memoria, legato all’esondazione di un fosso nei primi anni Settanta.
«Ho 60 anni – ha detto – e questi problemi si ripetono da quando ero piccolo. All’inizio degli anni Settanta, sotto la velocità delle acque di un fosso esondato, assistemmo alla morte di un ragazzino di 11 anni di San Vincenzo, di una famiglia molto conosciuta. Tutti si ricordano quel triste episodio. Le acque dei fossi, tutt’oggi, quando piove scendono a grandissima velocità, ed il pericolo, oltre che per l’igiene, è anche quello di ripetere casi drammatici come quello. Ci sono problemi in tutti i fossi di San Vincenzo: quello delle Rozze, il Renaione, il Fosso delle Prigioni, il Botro ai Marmi, presso alcuni dei quali c’è un divieto di balneazione permanente o intermittente».
«Quello dei fossi sanvincenzini – ha proseguito il pensionato – è un problema antico e mai risolto. Gli amministratori possono dire ciò che vogliono, ma le acque provenienti dal Renaione, riversatesi sulla spiaggia e in mare, erano putride e maleodoranti. Cosa si aspetta a trovare una soluzione?».
Un altro sanvincenzino ha inviato delle foto del Fosso del Renaione risalenti all’anno 2000, in cui si vede come, dopo che il fosso aveva riversato tutto in spiaggia e in mare, insieme all’acqua arrivarono anche centinaia di canne.
Qualche anno fa, sono giunti in spiaggia perfino un motorino e una bicicletta.
Il sindaco Michele Biagi, già sentito in mattinata, ha parlato di nuovo in proposito ma - nel caso - a nome dell’amministrazione comunale.
«Ribadiamo – sostiene, dunque, l’amministrazione – che in tale zona non vi è rischio alcuno per la salute».
« L’Arpat, lo scorso 14 agosto, non ha effettuato prelievi, dato che non sussiste alcuna criticità – si sottolinea – Arpat ha controllato e ha potuto vedere che non c’era niente di anomalo, anche sulla base dei controlli e delle certificazioni effettuati da Asa».
Però, a rigore di cronaca, c’è da dire che Arpat, i controlli presso il fosso del Renaione li ha fatti.
Non su richiesta di qualcuno o dell’amministrazione comunale di San Vincenzo, visto che si tratta di semplici controlli di routine.
Risalgono al 16 agosto, e da essi risultano valori in regola.
È quanto ha confermato, inviando i dati relativi, Marco Talluri, dell’ufficio stampa di Arpat.
Nonostante i valori in regola di nove giorni fa, tutti i bagnanti sono d’accordo sul fatto che l’amministrazione comunale debba pur fare qualcosa per cercare che tali situazioni - comunque rischiose - non si ripetano.
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