Sicurezza
Impianti sportivi, polemica sulla gestione
Le strutture marinesi hanno bisogno di manutenzione ma non ci sono i soldi per garantire i lavori
MARCIANA MARINA. Non si placano le polemiche sullo sport a Marciana Marina. I calciatori e i tennisti dell’A.sd. locale sono divisi quasi su tutto, tranne sulla piscina semi-olimpionica che nessuno vuole gestire.
Da fine giugno il consiglio direttivo delle due associazioni, divise in sezioni, è decaduto.
L’ex presidente, Rossano Anselmi, si era dimesso, ma non è escluso un suo ritorno. I calciatori spingono per l’unificazione dell’associazione, ma i tennisti fanno resistenza.
Nodo al pettine è legato alla gestione economica della polisportiva.
I pallonari vorrebbero che il tennis, che fa utili attraverso l’affitto dei campi, sovvenzionasse la squadra di seconda categoria, i cui costi sono alti. I tennisti, al contrario, chiedono di stringere la cinghia.
Il rappresentante dei tennisti e vice-presidente dell’associazione, Matteo Covitto, cerca un punto di accordo con i calciatori e chiede all’amministrazione una mano a mantenere gli impianti, visto che il 31 dicembre la concessione scade e, a meno di proroghe, il complesso sportivo resterà senza gestione.
«Io e i soci tennisti - afferma Covitto - non vogliamo che il calcio smetta di esistere. Questo sport svolge un'azione sociale e di aggregazione essenziale e, per questo, deve essere sostenuto con ogni forza. Il fatto è che questa forza manca. Manca un gruppo di lavoro che abbia veramente a cuore lo sport marinese. Abbiamo la fortuna di avere degli impianti sportivi che in molti ci invidiano – continua Covitto – ma non riusciamo a gestirli come si dovrebbe. Mancano i soldi, per questo bisogna ridurre le spese. Bisogna organizzare più eventi per alimentare le nostre casse. Non c'è una parvenza di organizzazione e programmazione – lamenta Covitto –, non c'è comunicazione tra le sezioni. Gli impianti sportivi hanno bisogno di manutenzione, ma l'Asd. ora non può farsene carico. Questo immobilismo peggiorerà la situazione - conclude Covitto - e un domani rischiamo di ritrovarci con danni ben peggiori».
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