Il Tirreno

Onde e rischio incidenti nella darsena pescherecci

di Cecilia Cecchi
Onde e rischio incidenti nella darsena pescherecci

Problemi da quando è cominciato il nuovo banchinamento davanti alle industrie Pampana: «Qui ormai come in mare aperto, bisogna trovare soluzioni a breve»

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PIOMBINO. In darsena pescherecci in balia delle onde. «Ormai è come stare in mare aperto» dice Francesco Pampana, sempre a nome della pesca a strascico di Piombino. Pampana già portavoce durante gli scioperi di inizio anno, quando gli uomini di mare si sono uniti alla protesta dei taxi e dei tir contro gli aumenti di gasolio decisi dal governo Monti.

Stavolta il pericolo riguarda “solo” i pescatori di Piombino pronti a chiedere un incontro d’urgenza con Capitaneria di porto e Autorità portuale. «Qui si stava come a casa – aggiunge Pampana, ma la situazione è cambiata dall’inizio dei lavori del nuovo banchinamento». La zona interessata è quella lato nord Darsena Magona che a fine lavori andrà a costituire un triangolo coi riempimenti lato Darsena grande Lucchini. «Mare mosso sempre, conseguenza del posizionamento delle palanche – spiega – che, per altro, sono già parte dello sbarramento».

Anche con poco vento, con mare calmo "fuori", i pescherecci ballano: 18 sono quelli registrati a banchina dalla Capitaneria, sette per la pesca a strascico, 11 per la pesca a posta. «All'inizio dell’intervento , in novembre – sottolinea Pampana – credevamo che sarebbero rimasti dei vuoti sotto le banchine, ma ci siamo resi conto che si sarebbe provveduto a un tombamento. Allora? Tutto il mare che entra nel porto non si infrange più sulle banchine Lucchini, ma proprio nella nostra darsena che è diventata la fine di un imbuto, tutt’altro che un luogo sicuro». Per questo è affondato il peschereccio ad inizio agosto?

«Situazione diversa – risponde – e c’è ancora in corso un’ indagine. Ma qui i danni ci sono ogni giorno; alcuni pescatori sono caduti lavorando sulle barche già attraccate. Mentre la mia ondeggiava, una delle bitte si è spezzata. Necessario provvedere e a breve».

«Lunedì (domani) presenterò la domanda d’incontro che abbiamo firmato tutti, pescatori e tutti quelli che lavorano in quest’area – conferma – Ci vuole un tavolo di lavoro dove trovare soluzioni prima dell’inverno. Ingegneri, esperti studino uno sbarramento, un modo perché la darsena torni ad essere un luogo sicuro dove poter lavorare». Alternative? «Affidarsi agli avvocati e programmare forme di protesta» conclude.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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