Sicurezza
Dieci anni fa la morte di Federigo Tognarini
Comandante partigiano, ebbe un ruolo di rilievo nella battaglia del 10 settembre ’43
PIOMBINO. Dieci anni fa, il 26 agosto 2002, è scomparso Federigo Tognarini Federigo Tognarini. Era nato il 29 ottobre 1908 e, nella sua lunga vita ha attraversato la fasi più drammatiche della storia del XX secolo.
Operaio della Magona, nel 1932, non ancora ventiquattrenne, fu arrestato dall'Ovra, la polizia segreta di Mussolini, perché accusato di essere antifascista. Licenziato in tronco, passò dalle carceri del Castello, dei Domenicani di Livorno e delle Murate di Firenze. Liberato per l'amnistia del decennale della marcia su Roma, dopo i disagi, le sofferenze, le angherie e le violenze subite durante la prigionia dovette trascorrere una lunga degenza in ospedale. Recuperata la salute, peregrinò a lungo per l'Italia alla ricerca di un lavoro che, finalmente, trovò alla Solvay.
Alla caduta del fascismo, 25 luglio 1943, in rappresentanza della rete clandestina cui era rimasto sempre collegato, entrò a far parte del Comitato di concentrazione antifascista di Piombino, particolarmente attivo durante i 45 giorni del governo Badoglio, ma che soprattutto, al momento dell'armistizio, 8 settembre 1943, seppe prendere le redini di una situazione drammatica. Il tentativo di occupazione militare della città, del porto e delle industrie da parte di forze navali naziste, fu respinto grazie all'unità, ricostruita in quelle ore convulse e drammatiche, tra cittadini e militari, tra popolo e soldati.
Per quelle gesta eroiche la città di Piombino ha ottenuto la medaglia d'oro al valor militare. Ritornati i nazisti, Federigo fu tra i primi a dare vita a formazioni patriottiche per continuare la lotta. Nacque così la banda di Poggio alla Marruca, di cui assunse il comando e che successivamente confluì nella 3ª brigata Garibaldi, dislocata al Frassine. Comandante di un Gap (Gruppo d'assalto patriottico) e responsabile militare di zona nella Valdicornia, al comando del II distaccamento della 3ª brigata Garibaldi entrò a Piombino prima dell'arrivo degli alleati.
Proseguì poi alla liberazione di Venturina e, rese le onoranze funebri nel cimitero di Campiglia al partigiano caduto Nerio Signorini, si ricongiunse al comando militare Cln di Livorno-Pisa (Dino “Livio” Frangioni).
Dopo la Liberazione Federigo si dedicò con impegno illimitato all'attività politica per la ricostruzione. A San Vincenzo, segretario politico del Pci, si trovò a vivere le drammatiche giornate dell'attentato a Palmiro Togliatti (14 luglio 1948). Dato il ruolo di primo piano, subì nuovamente il carcere ma il tribunale, quando dovette giudicare il suo comportamento, procedette all'assoluzione riconoscendo il suo impegno per placare gli animi e per impedire atti di violenza.
Recuperata la libertà dopo quasi un altro anno di carcere, Federigo continuò per il resto dei suoi anni a mantenere viva e attiva la fedeltà ai valori dell' antifascismo e della libertà, per cui aveva sacrificato tanta parte della vita (e della salute). Immensa la gioia nel partecipare, sul palco dei protagonisti, alla consegna della medaglia d'oro alla città di Piombino, nell'ottobre 2000: quando è deceduto sapeva di aver coronato un sogno coltivato per tanti anni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
