Il Tirreno

Cani in farmacia e al super divieti sempre più rari

di M. Massei Autunnali
Cani in farmacia e al super divieti sempre più rari

Per negare l’ingresso a Fido il commerciante deve fare richiesta in Comune Chiarei e Murzi: «La sensibilità verso gli animali sta cambiando in meglio»

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PIOMBINO. «I cani nella mia farmacia? Certo che possono entrare. Anzi, meglio loro di alcuni personaggi. E poi, specialmente in questi giorni, non vedo proprio la necessità per cui si debbano lasciare fuori queste povere bestiole con il caldo che fa». Il dottor Marco Viti non ha dubbi. Legge o non legge, nella sua farmacia i cani e gli animali in generale sono bene accetti.

E questo da sempre, cioè da molto prima che la regione Toscana – nell'ottobre 2009 - emanasse un provvedimento (la legge 59) secondo il quale i cani, accompagnati dal proprietario o dal detentore, hanno accesso a tutti gli esercizi pubblici e commerciali, nonché ai locali e uffici aperti al pubblico presenti sul territorio. Tutti, nessuno esclusi, compresi quei negozi – per esempio gli alimentari – che la tradizione riteneva non compatibili con le esigenze di Fido.

«Noi abbiamo sempre avuto cani – spiegano ad esempio alla pasticceria Anselmi di via Galilei – e dunque comprendiamo le esigenze dei proprietari, che peraltro sono spesso molto educati, chiedono il permesso e, se in coppia, sono loro stessi a dividersi per tenere il cane fuori dal negozio, anche se non ce ne sarebbe bisogno. Non a caso abbiamo a disposizione anche dei biscottini appositi».

Certo, ci sono delle norme – a livello statale - da rispettare: guinzaglio sempre, museruola da portar dietro, ma da applicare solo in caso di rischio, e l'inevitabile buon senso. «Facciamo entrare tutti i cani – spiegano dal Punto Simply di piazza Costituzione – preferibilmente quelli piccoli, ma anche quelli grandi sono ammessi a patto che i proprietari siano in grado di gestirli».

Lo stesso al Conad, dove Fido può entrare, meglio se in braccio o con trasportino: «Divieti non ce ne sono – specificano – ma è chiaro che sta al cliente capire che in un esercizio come il nostro un cane grande, anche se a guinzaglio, potrebbe comportare qualche problema di igiene o di convivenza». Del resto va da sé che la legge preveda specifiche soluzioni in quei casi in cui il commerciante ritenga assolutamente poco plausibile la presenza di Fido nel suo negozio (per motivi logistici, igienici o anche per paura).

«Occorre mandare una specifica richiesta al Comune via raccomandata – spiegano di concerto gli assessori Marco Chiarei, ambiente, ed Elisa Murzi, decoro – ma c'è da dire che sono pochissimi gli esercizi piombinesi che si sono mossi in questa direzione. Ci sono molti animali, e soprattutto cani, in città e la sensibilità nei loro confronti è cambiata. Noi stessi in Comune abbiamo un grosso gatto tigrato che ogni giorno si fa un giro per le stanze e poi se ne va. E molti commercianti hanno compreso che l'ammissione dei cani è un incentivo per le loro attività e che non farli entrare fa perdere clienti».

Il fatto è che non tutti, almeno in centro, sono a conoscenza della normativa non ha impedito qualche battibecco. Alcune di queste situazioni, spiegano i due assessori, sono state segnalate all'ufficio diritti degli animali, che non ha esitato a ricordare al negoziante in questione come stanno le cose.

«Da aggiungere – puntualizza per l'associazione “La Casa di Margot” Maria Cristina Biagini - che molti cartelli di divieto sono illegittimi, perché non certificati dalla comunicazione in Comune che, assieme alle associazioni di categoria, avrebbe degli obblighi di informazione nei confronti della cittadinanza».

«Ho provveduto – sottolinea Biagini – a far leva su questo con l'amministrazione. Mi è stato detto che si stanno adoperando per favorire sia il transito dei turisti, e più in generale, una serena convivenza tra uomini e animali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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