Sicurezza
Biomasse, Suvereto boccia l’ipotesi di una nuova centrale
Una trentina di osservazioni presentate in Comune e già 400 firme contro il progetto presentato da SuvEnergy
SUVERETO. E’ stata una vera e propria volata finale per depositare le osservazioni al progetto di costruzione di una grossa centrale a biomasse a Suvereto in località Metocca, in piena zona produttiva dell’eccellenza dei vini locali.
Si è saputo solo pochi giorni prima della scadenza del termine a cavallo del ferragosto (il 17), ma una trentina di cittadini e altri soggetti hanno presentato lo stesso le loro osservazioni al Comune, oltre a una raccolta di quasi 400 firme raccolte in poche ore.
La Provincia deciderà il primo ottobre. I timori in paese sono molti per un progetto che lo stesso Comune bolla come “inaccettabile”.
Il Comune ha dichiarato di aspettarsi ben altro, a cominciare dal risanamento della vecchia azienda agricola, senza stravolgere le peculiarità della zona che ha fantastici vigneti, una nuova zona residenziale e turistica, le terme.
Rispetto ad altre esperienze di centrali a biomasse la paura più grossa degli abitanti, oltre alla salute e agli odori nauseanti, è il traffico e la provenienza delle 16.000 tonnellate di inerti necessari in un anno, pochissimi provenienti dalla zona.
I grandi impianti utilizzano il 75% di liquami e un 25% di materiale solido: il granturco è il preferito e si cerca già di convincere gli agricoltori a produrlo (con quale acqua?), magari con uso abnorme di prodotti chimici, parassitari inquinando l’ambiente.
Ma la regione Toscana che dice? L’assessore all’ambiente Anna Rita Bramerini si è impegnata a fare una mappatura dei siti off-limits per eolico e biomasse, per tipologie e dimensioni di impianti di produzione, «per dare certezza all’imprenditore su dove non è bene presentare progetti». Nell’ambito della discussione del piano ambientale ed energetico regionale 2012-2013 si parlava di “aree protette”, dando una preferenza ad impianti biomasse di “filiera corta per il perseguimento dell’integrazione del reddito agricolo”. Poi si elencavano le aree protette, come parchi nazionali, regionali, provinciali, aree naturali per un 10% della superficie regionale. A questo si aggiungeva una nota fra le finalità del piano ambientale stesso: «Sono attualmente in corso le verifiche e gli studi necessari per valutare l’opportunità e la sussistenza dei requisiti scientifici per l’istituzione di un eventuale quarto parco regionale della Val di Cornia, secondo le indicazioni contenute nel quinto programma regionale delle aree protette, approvato con decreto regionale numero 88 del 23/12/2009».
Che fine ha fatto questa considerazione, si chiedono a Suvereto, che chiuderebbe il discorso centrale alla Metocca?
Michelangelo Pasquinelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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