Sicurezza
Porto turistico, qualche vantaggio ma non basta
I commenti dei commercianti a due anni dall’inaugurazione «Manca una vera integrazione con il centro urbano»
SAN VINCENZO. Ad oltre due anni dalla sua inaugurazione, avvenuta il 13 giugno 2010, i vantaggi che il nuovo porto turistico ha portato a San Vincenzo non sembrano al momento consistenti. I posti barca vuoti non sono pochi, soprattutto durante la settimana, mentre il fine settimana le barche aumentano: ciò è frutto di una situazione di crisi generale che riguarda anche gli altri porti, toscani e non.
L’integrazione fra area portuale e centro urbano, tuttavia, pare piuttosto lungi dall’essere completata, nonostante la situazione, rispetto al recente passato, sia migliorata soprattutto grazie ai nuovi locali aperti all’inizio di quest’estate. Allo stato attuale, un tutt’uno non c’è, quanto piuttosto un passaggio di consegne: la zona blu cessa di essere frequentata verso mezzanotte, ora in cui inizia a popolarsi la zona del porto. Oltre ai nuovi locali, sono i locali “storici” – come, ad esempio, lo “Zanzibar” – a contribuire all’affollamento serale del porto.
«Sì, ci sono posti barca vuoti durante la settimana – afferma il sanvincenzino Daniele Biagi, del Circolo Nautico locale – Il fine settimana le barche aumentano. È indubbio che per il settore della cantieristica il nuovo porto abbia prodotto vantaggi, ma non credo che al paese quest’opera abbia portato molto. È un’opera faraonica, eccessiva per un paese come questo. Non ci scordiamo – prosegue – che quasi un chilometro di spiaggia è stato cancellato. Sarebbe stato sufficiente ampliare un po’ il precedente porticciolo. Se si mette sul piatto della bilancia i vantaggi e gli svantaggi prodotti dal porto, essa pende sul lato negativo».
Paolo Riccucci, commerciante del centro e membro dell’Associazione operatori turistici e commercianti di San Vincenzo e Val di Cornia, sostiene che con il nuovo porto il giro d’affari, per i commercianti del centro, sia aumentato di poco. Secondo Riccucci, il porto sarebbe un mondo a sé, privo d’integrazione con il centro urbano.
«Da come ci era stato presentato – dice Riccucci – sembrava che questo porto sarebbe stato il principale volano di sviluppo per il paese. Per noi commercianti l’aumento del giro d’affari c’è, ma è tutt’altro che considerevole. Non c’è poi – prosegue - alcuna integrazione tra porto e centro. Sono due mondi a sé stanti. In tutti i modi, in un anno come questo, marcato da una crisi profonda, è difficile valutare le cose in modo preciso».
Il 40enne sanvincenzino Uberto Mancianti, titolare di un’impresa di locazione, noleggio e servizi per la nautica, qualcosa di buono si starebbe vedendo, sia a livello economico che d’integrazione tra porto stesso e centro urbano. Ma sempre, forse, troppo poco per superare gli svantaggi causati.
«Il porto attuale – dice Mancianti – è molto più grande del precedente, vi sono molte più barche e, quindi, maggior lavoro, servizi ed affari nel settore della cantieristica. Non so, tuttavia, se vi sia un ritorno effettivo per il paese». Il quarantenne sanvincenzino non nega l’esistenza di alcuni vantaggi, «ma non so – afferma – se siano equivalenti agli svantaggi che il porto ha prodotto, quali, ad esempio, la cementificazione. Sarei stato più contento se tutto fosse rimasto com’era, con la bella spiaggia che frequentavo da sempre. La gente che viene qui per la prima volta ne è contenta. Chi già conosce da tempo San Vincenzo, invece, non è affatto contento. Nell’integrazione tra porto e centro urbano, devo dire che quest’anno si sono fatti dei passi avanti, soprattutto grazie al successo dei nuovi locali. Adesso, sul porto, c’è gente anche nel tardo pomeriggio, e non solo la sera».
«L’integrazione totale è ancora lontana, ma c’è più movimento. Di posti barca vuoti – conclude Mancianti - ce ne sono, ma questo è un aspetto comune a tutti i porti in quest’anno di grande crisi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
