Il Tirreno

Decine di posti a rischio nell’indotto

di Valeria Parrini
Decine di posti a rischio nell’indotto

L’azienda taglia i costi, preoccupazione per i possibili contraccolpi sull’occupazione a partire dai servizi

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PIOMBINO. L’input è chiaro: arrivare ad una riduzione dei costi del 20%. La direzione Lucchini lo ha impartito ai capireparto e ai titolari delle imprese d’appalto. L’obiettivo resta quello di arrivare a fine estate con una situazione economica meno complicata da presentare nel prossimo incontro al ministero dello Sviluppo, coinvolto nella ricerca di un acquirente per lo stabilimento. Perchè ancora non c’è.

Una percentuale secca, un taglio orizzontale che, in assenza di informazioni ulteriori, sta creando altre preoccupazioni. In particolare nell’indotto, cronicamente meno tutelato.

«Di ufficiale non c’è niente. E’ vero anche che le voci si rincorrono e generano timori», commenta Vincenzo Renda, segretario provinciale Uilm.

«Fisseremo un appuntamento con l’azienda nella settimana prossima. A scanso di equivoci dico fin da adesso che ci andremo confermando i due elementi che anticipammo al nuovo consiglio di amministrazione appena insediato», prosegue il sindacalista.

Il ragionamento ruota intorno alla convinzione che la politica di contenimento della spesa non debba penalizzare le condizioni di sicurezza generale, nè i dipendenti degli appalti, sprovvisti di protezioni sociali adeguate e per i quali un inasprimento della stretta sui costi può tradursi più facilmente nella perdita del posto.

In queste ore le preoccupazioni stanno includendo i lavoratori della Acli Labor, la cooperativa che si occupa di pulizie. La Lucchini punterebbe a sostituire almeno una parte del personale con i suoi operai con ridotte capacità lavorative. E non solo.

Nuvole anche sulle lavoratrici della Avenance, la società multinazionale che gestisce le mense dello stabilimento. Dieci su 35 sono in cassa integrazione a rotazione.

«Chiariamo subito che di licenziamenti non si parla. Gli esuberi ci sono, come è inevitabile in un periodo di crisi, ma stiamo contrattando il rinnovo della cassa», sostiene Rosita Bernardini che, per la Uil, si occupa del settore.

Dopo il crollo di un solaio nel refettorio della cokeria (è in corso l’intervento di ripristino), i punti mensa sono rimasti tre: agli impianti nuovi,al Cma e in zona altoforno.

In un clima generale di incertezza, segnali positivi arrivano dalle ultime informazioni aziendali: la ricapitalizzazione per 100 milioni e la riattivazione anticipata dell’Afo. L’impianto dovrebbe ripartire il 26 agosto e questo dovrebbe consentire la ripresa della produzione già il 2 settembre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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