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Minacce ai marinai del “I dieci Angiolillo”

Minacce ai marinai del “I dieci Angiolillo”

Il peschereccio elbano è tornato a operare a Bosa in Sardegna, ma continua a subire ritorsioni

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CAPOLIVERI. Da qualche giorno è ritornato in Sardegna, ma per Nicola Ottanelli, il pescatore elbano osteggiato dai sardi per la sua pesca “al cianciolo”, sono riniziati i problemi. Iil comandante capoliverese e il suo equipaggio hanno ormeggiato nel porto di Bosa, in provincia di Oristano, nello stesso approdo dove un mese fa rischiarono di essere assaliti dai bosani. Fra i pescatori locali, a fine giugno, scoppiò una vera e propria rivolta contro gli elbani, accusati di rovinare l’habitat marino praticando questa tecnica di pesca, che si effettua con una rete a circuizione lunga due chilometri. Le proteste della popolazione locale portarono la Regione Sardegna ad emettere un decreto per bandire la pesca “al cianciolo” sui grossi pelagici, come tonni e ricciole. Ottanelli, che ha subito fatto ricorso al Tar, ora è tornato a Bosa per pescare pesci più piccoli e consentiti, come acciughe e sardine, ma il clima in Sardegna non è dei migliori. «Un mio membro dell’equipaggio, nato a Bosa – spiega Ottanelli – continua a subire minacce da parte di alcune persone del posto, che lo additano come “servo dei toscani”. A me, invece, hanno più volte minacciato di spararmi con un fucile e darmi fuoco. In ogni caso pochissime persone, ormai, proseguono con questi atti intimidatori. La maggior parte dei pescatori ha capito che io vengo qui solo per lavorare». I carabinieri continuano, senza sosta, a tenere sotto controllo i pescatori elbani. Il clima, rispetto a giugno, è decisamente più calmo, ma il rischio che qualcuno compia qualche gesto inconsulto contro l’equipaggio de “I dieci Angiolillo” non è da escludere. «Spero che la comunità sarda prenda qualche provvedimento contro queste persone – continua Ottanelli – dato che io sono qui per lavorare e arrivare fino a fine mese. La gente che mi ha minacciato potrebbe essere la stessa che ha telefonato alla sede della cooperativa Acli Pesca di Marina di Campo, di cui sono socio, tentando di estorcere informazioni sul mio conto». Gli elbani, da quando sono arrivati, subiscono molti controlli da parte delle autorità, Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto in testa. «Loro fanno il loro lavoro, ma salgono a bordo solo sul mio peschereccio – lamenta Ottanelli – con l’obiettivo di misurare e vedere il pescato. Forse sono pressati dalla popolazione locale».

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