Il Tirreno

«Emergenza idrica, totale assenza di una politica seria»

di Francesca Lenzi
«Emergenza idrica, totale assenza di una politica seria»

Legambiente: «Assurdo confrontarsi solo con Asa» E punta il dito anche sul regolamento di somministrazione

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PIOMBINO. «Manca completamente una politica che consideri l’intera problematica e che metta in campo le varie competenze». L’argomento in questione è la crisi idrica e a parlare è Legambiente.

«A luglio abbiamo mandato a tutti i sindaci della Val di Cornia una lettera nella quale si denunciava la grave situazione di deficit idrico, proponendo di allargare un tavolo tecnico di confronto anche ad altri enti e aziende di competenze, non affidandosi solo ad Asa – spiega Adriano Bruschi, presidente Legambiente Piombino e Val di Cornia – L’unica risposta è arrivata dal Comune di Piombino, ed è negativa. In sostanza ci è stato detto che il rapporto è con Asa, unico organo in grado di decidere e in possesso di tutti gli strumenti per intervenire». Una replica che non va giù a Legambiente, convinta dell’inefficacia di una programmazione pubblica ad opera di una società di tipo privatistico: «È chiara la contraddizione nell’affidare a un’azienda che vende l’acqua un’ipotetica politica di risparmio – afferma Bruschi – Abbiamo contattato Asl, Arpat e Consorzio di bonifica, e da parte di tutti c’è la disponibilità a partecipare al dibattito. Manca purtroppo qualcuno che lanci l’input».

La lettera inviata da Legambiente ai sindaci della Val di Cornia prende in esame la forte siccità del periodo, con un abbassamento della falda allarmante, tale da minacciare un eventuale razionamento, di fronte al quale vanno tuttavia comportamenti ed episodi contrari a un risparmio idrico. «Assistiamo a prati all’inglese, pozzi privati non monitorati, regolamento edilizio inefficace, piscine che usano acqua potabile dell’acquedotto – dice Bruschi – Il tutto continuando a scavare ghiaia dentro il letto del Cornia, senza un programma di sistematico rifacimento delle condutture e manutenzione dei corsi d’acqua». Secondo Legambiente è evidente una politica aziendale di Asa: « Scavare nuovi pozzi e costruire dissalatori; questo il metodo di Asa. Ne è un esempio il verbale del nucleo di valutazione sul progetto della centrale a biomasse a Montegemoli dove Asa ne subordina il compimento in ragione della realizzazione di nuovi impianti di dissalazione». Legambiente punta il dito contro il regolamento di somministrazione servizio idrico integrato dell’Ato 5: «In base al documento Asa interviene solo sul suolo pubblico – spiega Bruschi – Su area privata la riparazione spetta al proprietario del suolo. Ci sono poi situazioni dove risulta poco chiara la competenza. Ecco allora ritardi negli interventi, scarsa chiarezza, e fiumi di acqua che si perdono inutilmente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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