Sicurezza
Principessa, troppi rischi tra auto e bici contromano
Scene da incubo con bagnanti che attraversano la strada stretta per la ciclabile e il rischio continuo di finire contro gli sportelli dei mezzi parcheggiati
SAN VINCENZO. Non vi stupite se siete nervosi. A volte può venir voglia di tirare il freno a mano, lasciare l’auto in strada e scappare. Sì, passa anche questo per la testa di chi si trova a percorrere, in una domenica d’agosto, la via della Principessa.
Ma partiamo dall’inizio della strada, all’altezza del “Paradisino”, dove un vigile dirige il traffico per far passare i pedoni dalle strisce collocate sul dosso rialzato. Da lì, e per alcune centinaia di metri, di dossi ce ne sono tre o quattro. Sul lato mare la pista ciclabile è ampia circa un metro per un bel tratto. Al secondo dosso, due bici s’incrociano. La ciclista contromano parla al cellulare mentre pedala. Lo spazio non basta, cosicché invade la carreggiata. Un’auto la scansa e va quasi a scontrarsi con un Suv in arrivo dal lato opposto. La ciclista, tranquilla, prosegue contromano.
Sono le 11,30. Le auto entrano sulla Principessa da ogni stradina, attraversando la ciclopista. Mano a mano che si avanza, la pista ciclabile diventa ciclopedonale, si fa più ampia, e i pedoni i kamikaze, ansimanti sotto il sole con la lingua a far da sciarpa alla Fantozzi, fanno lo slalom tra le bici.
Iniziano i parcheggi e inizia il parco di Rimigliano. Si procede a passo d’uomo, mentre le moto sorpassano come razzi la fila di auto. Con una frequenza regolare, le auto devono schivare gli sportelli dei veicoli parcheggiati, spalancati fino a invadere la corsia. Sul lato opposto, attraversano di continuo – là dove non vi sono strisce pedonali - persone con materassini già gonfiati, borse e ombrelloni.
Così le auto si esibiscono in pericolose manovre a U che bloccano il traffico. E’ caldo, molto caldo. Ci tocca andare avanti fino alla Torraccia, far manovra e tornare indietro. E così via, finché non si trova un parcheggio libero. E lo facciamo: una, due, tre, quattro volte. Sul lato monte, un’unica striscia blu delimita lo spazio per i parcheggi a pagamento, senza segnali verticali che delimitino uno stallo dall’altro.
Guardando lo specchietto retrovisore, si vede la fila procedere in direzione Piombino. Non potendo aprire lo sportello – troppo rischioso – si decide spesso di scendere dall’altra parte. Ma anche sull’altro lato bisogna stare attenti: le bici passano in entrambi i sensi. Si va a pagare al parcometro, mentre lì vicino il carrattrezzi – non ne sappiamo la ragione - porta via alcune auto.
Andiamo a mettere il ticket “sul cruscotto lato guida”, com’è scritto sul biglietto. Diamo uno sguardo panoramico. Vi sono ciclisti che non usano la pista ciclabile e percorrono le corsie per veicoli a motore. Nei casi di lunghe file su una corsia, i ciclisti che sorpassano le auto sono fonte di pericolo per i veicoli transitanti sulla corsia opposta, privi del necessario spazio per evitarli. La carreggiata è strettissima, le corsie paiono minuscole. I camper, gli autobus e le ambulanze invadono per un pezzetto l’altra corsia. C’è un’urgenza? Niente da fare, c’è la fila, è tutto stretto, quasi impossibile superare. Meglio prendere da subito l’altra strada per Piombino o andare subito all’ospedale di Cecina. Lo conferma, il giorno dopo, un volontario: «E’ quasi impossibile passare di lì – dice – Spesso andiamo a Cecina o passiamo dall’altra strada, evitando la Principessa». Sono le 13. Tra viaggi in cerca di parcheggio in su e in giù, code e pericoli scampati, , è passata oltre un’ora e mezza dalla nostra partenza. E, francamente, di andare al mare non abbiamo più tanta voglia.
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