Attenzione
Anche l’isola ha l’hospice e l’ospedale di comunità
Inaugurata la struttura assistenziale che sarà gestita dai medici di famiglia Otto posti letto, due per i malati terminali. L’azienda: «Partiamo a settembre»
PORTOFERRAIO. Ora anche l’Elba ha il suo ospedale di comunità e il suo hospice. Ieri la Asl ha inaugurato, nei locali dell’ex reparto di medicina femminile dell’ospedale, i locali della nuova struttura di assistenza territoriale, che sarà gestita direttamente dai medici di famiglia.
Otto posti letto, sei per accogliere pazienti che hanno bisogno di assistenza continuativa (24 ore su 24), seppur ad un basso livello di intensità di cure, altri due posti letto con funzione di hospice, adeguati per garantire assistenza a pazienti terminali.
Al taglio del nastro, arrivato dopo una gestazione lunga e non priva di ostacoli, tra gli altri, erano presenti il direttore sanitario dell’azienda sanitaria locale Luca Lavazza, il responsabile del presidio ospedaliero Paolo Tamberi e il responsabile di zona Gianni Donigaglia, oltre al medico di famiglia Carlo Burchielli che sarà il coordinatore della struttura, al presidente della Conferenza dei sindaci Vanno Segnini e ad altri rappresentanti delle istituzioni locali.
Fuori dall’ingresso del presidio ospedaliero, proprio al momento dell’arrivo dei vertici aziendali, si è tenuta una mini-protesta dei comitati elbani riuniti pro-sanità.
«Dopo un lungo percorso apriamo una struttura che garantirà un servizio in più ai pazienti – ha detto il responsabile di zona Asl Gianni Donigaglia – svolgerà un ruolo intermedio per i pazienti che, come nel caso di un riacutizzarsi di patologie croniche, non possono essere gestiti a casa ma non hanno bisogno di essere ricoverati in ospedale».
L’inaugurazione della struttura, territoriale sebbene sia ospitata nel presidio ospedaliero, non coincide in questo caso con la partenza del servizio che Asl conta di far scattare dalla metà di settembre.
Occorrerà infatti una settimana per completare le procedure di selezione del personale che graviterà nella struttura - sei infermieri e altrettanti operatori socio sanitari che si alterneranno a rotazione - e altri giorni per un rapido percorso di formazione.
Ci sarà una caposala, la stessa responsabile dell’Adi (assistenza domiciliare integrata), Carlo Burchielli sarà il coordinatore dei medici di famiglia che, all’interno dell’ospedale di comunità, seguiranno i propri pazienti garantendo un minimo di due accessi settimanali.
Il personale lavorativo sarà selezionato per la nuova struttura rivisitando la struttura attuale dei servizi sia ospedalieri che territoriali.
Il medico di famiglia deciderà se mandare o meno il paziente nell’ospedale di comunità. E sarà lo stesso medico di famiglia a seguire il paziente durante il soggiorno nei locali dell’ospedale di comunità.
«In questo modo diamo un’opportunità assistenziale in più per i pazienti con certi tipi di patologie – spiega il direttore sanitario Luca Lavazza – che potranno ricevere le cure di cui hanno bisogno senza necessariamente passare dal pronto soccorso e finire nei reparti ospedalieri.
Con i due posti letto con funzione di hospice saremo in grado di non abbandonare le famiglie, nei casi di malattie terminali e di necessità di cure palliative. In altre realtà provinciali il sistema è già stato collaudato e il collegamento tra servizi territoriali e con i medici di medicina generale funziona».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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