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L’Asl non dà l’ok e Pianosa resta senza il ristorante

L’Asl non dà l’ok e Pianosa resta senza il ristorante

PIANOSA. Pianosa resta senza punto di ristoro. E da oggi chi si recherà sull’ex isola del Diavolo dovrà portarsi il pranzo al sacco. Il ristorante gestito dalla cooperativa “San Giacomo”, ovvero dai...

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PIANOSA. Pianosa resta senza punto di ristoro. E da oggi chi si recherà sull’ex isola del Diavolo dovrà portarsi il pranzo al sacco. Il ristorante gestito dalla cooperativa “San Giacomo”, ovvero dai detenuti in semi-libertà di Porto Azzurro, ieri è stato costretto alla chiusura a causa dell’acqua inquinata. Ma da Pianosa respingono le accuse e aspettano che l’Asl torni a fare le analisi per ufficializzare la fine della crisi idrica.

Il problema non è da sottovalutare, dato che ad agosto a Pianosa si riversa il maggior afflusso turistico dell’anno, e non tutti vorranno adattarsi.

L’economia dell’isola, che ingrana soprattutto in queste settimane estive, potrebbe risentirne non poco. «Sono preoccupato – confessa il sindaco di Campo nell’Elba, Vanno Segnini – perché una situazione del genere di certo non ci aiuta. Tuttavia la fruibilità dell’isola non è in discussione: il servizio di linea Campo – Pianosa proseguirà regolarmente e i servizi igienici saranno garantiti dalla struttura alberghiera, dalle cui condutture, come riscontrato dall’Asl, sgorga acqua potabile. Per mangiare ci si dovrà portare il pranzo al seguito».

Il 18 giugno scorso era stata emessa un’ordinanza dall’amministrazione comunale per il divieto di potabilità dell’acqua, in seguito ad alcuni parametri batteriologici anomali. Dalla cooperativa “San Giacomo” sostengono tuttavia che l’emergenza idrica sia ormai alle spalle ed esortano l’Azienda sanitaria locale ad inviare del personale al più presto per verificare la situazione. «Da quando a metà giugno l’Asl riscontrò l’inquinamento – afferma il direttore della coop, Brunello De Batte – ci siamo attivati immediatamente installando degli impianti di depurazione. Da alcune analisi effettuate da un laboratorio privato è emerso che il problema è stato risolto».

Secondo De Batte, anche una settimana di ferie ad agosto potrebbe voler dire chiusura della cooperativa. «Se i controlli venissero effettuati oggi stesso - dice - i risultati sarebbero noti fra una settimana. Troppo per una realtà come la nostra, con i miei ragazzi che tornerebbero in galera. E se chiudiamo noi – conclude De Batte – in pratica chiude tutta isola».

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Stefano Taglione

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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