Il Tirreno

Toscana economia

Anche il “Centrale” in crisi, chiuso il ristorante e hotel in vendita

di Francesca Lenzi
Anche il “Centrale” in crisi, chiuso il ristorante e hotel in vendita

Già quattro persone hanno perso il lavoro. La speranza dei titolari dello storico albergo piombinese è un cambio di destinazione d’uso

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. C’era da sempre. Da quando è nato l’albergo, nei primi anni del Novecento. Sabato però ha chiuso, troncando di fatto una parte di storia piombinese. Quella familiare, con la quale sei cresciuto e che hai sempre dato per scontata, ricordandoti di lei solo quando ormai è troppo tardi. Niente più pranzi o cene all’hotel Centrale. La cucina dell’albergo è stata chiusa, specchio di una crisi che si mangia a morsi l’economia locale, ingoiando produzione, posti di lavoro, la stessa storia di una città.

Sabato sera sono stati serviti nella sala ristorante dell’albergo, affacciato su piazza Verdi, gli ultimi piatti. Poi il sipario si è chiuso sopra la stanza che regalava sapori e cortesia. Dove non c’era una pietanza storica, secondo una precisa volontà di costante rinnovamento, ma dove tutti sapevano di poter trovare ottime portate di pesce, oltre a un ambiente tranquillo e riservato. Eppure ha chiuso. Il motivo è tanto semplice quanto irrimediabile: «Non avevamo più lavoro – spiega Roberto Chiarugi, direttore del Centrale – Abbiamo seguito il passo della siderurgia piombinese. Il nostro lavoro si regge soprattutto sul commerciale, sui consulenti dell’industria e ambiti simili, oggi completamente spariti. Ecco perché, con rammarico, abbiamo dovuto chiudere».

Quattro le persone che sono rimaste senza lavoro, tutte donne con figli, tra i 44 e i 50 anni, che in quel ristorante hanno lavorato tanti anni. Maria è la più “nuova”, con quattro anni di servizio. Carmen era lì da più di 10 anni, Paola da oltre 15, mentre Roberta, entrata poco più che ventenne, ci lavorava da 25 anni. Quando il mestiere si intreccia con la vita, quando ad andarsene, al di là della sicurezza economica, è un pezzo di esistenza, che colpisce indistintamente. «C’è un rapporto umano che va oltre la professione – afferma Chiarugi – Purtroppo certe situazioni vanno affrontate non con il cuore, ma con la testa e i numeri».

Sorridono amaramente le donne del ristorante, che non riescono a dire niente, affidando le proprie sensazioni in qualche parola sospesa, rimasta lì a mezz’aria: «È davvero triste, le emozioni sono tante e strane – è il pensiero di tutte – Tanti dicono che è un peccato chiudere un ristorante che lavorava bene, anche se poi erano i piombinesi per primi a venire poco. Fare il proprio dovere con capacità e seriamente a volte non basta, e questo è difficile da accettare».

Chiuse le cucine, resta l’incognita dell’albergo, formalmente in vendita, con la speranza del cambio, almeno parziale, di destinazione. «Per ora l’hotel regge, ma soffriamo – afferma Chiarugi – La gente non viene, altro che turismo; fortunatamente a settembre ci sono gli Europei di nuoto, augurandoci che la situazione di Piombino nel frattempo cominci a risollevarsi». Il direttore del Centrale vacilla quando gli chiediamo cosa prova pochi giorni dopo la chiusura del suo ristorante. Un pezzo di vita che se ne va, per lui entrato in quell’albergo a 16 anni da dipendente con il ruolo di facchino. E se dovesse alla fine chiudere proprio anche l’hotel? «Non ci voglio pensare», dice svelto e sicuro, tra le mura di un posto che sa di casa, dove hanno dormito e mangiato personaggi famosi dello spettacolo. Da Aldo Fabrizi («Semplice, disponibile e ottima forchetta») a Lello Arena, da Alberto Sordi («Persona squisita e alla mano») a Maria Grazia Cucinotta, da Aroldo Tieri a Mario Carotenuto. Tutti grandi, passati nei corridoi e nelle sale del grande Centrale di Piombino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa