Ancora un grande successo per la decana delle sagre
In migliaia hanno affollato anche quest’anno il piazzale d’alaggio di Marina per gustare i piatti proposti dai tanti volontari del Comitato festeggiamenti
PIOMBINO. Pane, amore e acciughe. Non siamo di fronte a una nuova avventura del maresciallo Carotenuto, ma nel piazzale d’alaggio, a Piombino, in una sera di fine luglio. La frase, citazione cinematografica adattata all’evento, campeggia colorata sul cartello di uno degli stand allestiti per la Sagra del pesce di Piombino. La manifestazione, arrivata alla 33ª edizione, è organizzata come sempre dal Comitato festeggiamenti piombinese, associazione nata nel 1986 che conta al suo interno 11 consiglieri e più di 80 soci.
Alla festa del pesce sono una cinquantina le persone che cucinano, prendono ordinazioni, impiattano e cuociono. «I ragazzi però scarseggiano – spiega il presidente del comitato, il 79enne Mirio Bientinesi – Qui non è come da altre parti dove c’è possibilità di rimediare qualche soldo con le mance; da noi la gente viene al banco e si serve da sola. Ecco allora che i più giovani lasciano perdere». In realtà qualche ragazzo c’è, a prendere gli ordini e a preparare i piatti. Mentre si fa la fila - e il tempo non manca, sono in tanti a volersi gustare una grigliata di pesce o una frittura - li si vedono indaffarati, lesti ad accontentare gli affamati clienti. Lì, tra tavoli e pentole, piatti e fuochi, si muovono insieme ai volontari più anziani. I più giovani solerti e indaffarati, i più grandi pure assorbiti dal tanto lavoro ma pieni anche di quella giusta distensione che regala sorrisi e battute all’avventore.
Per il secondo anno consecutivo nel piazzale d’alaggio, anziché nella storica cornice di piazza Bovio, la Sagra del pesce ha attirato ogni giorno centinaia di persone, piombinesi e turisti, affascinati da sapori e odori del pescato locale targato Comitato festeggiamenti. Dal pomeriggio stand aperti per la merenda in riva al mare: pane e pomodoro, zonzelle, frati e bomboloni, o per chi preferisce il pesce anche prima di cena, polpo lesso (anche 100 chili serviti ogni giorno) e acciughe sotto pesto. Il tutto immersi in un’atmosfera schietta e naturale, decorata da cartelli ad hoc: Bar Cicciolo, “sole&mare siamo fritti”, “sua maestà il polpo lesso” e il già citato “pane, amore e acciughe”. Indicazioni divertenti a interpretazione dell’offerta gastronomica proposta nella piazza sotto il porticciolo di Marina.
Circa 800 le portate servite ogni sera alla sagra. Il piatto preferito sono le penne all’astice, lo stoccafisso e la fritturella, fatta con uovo e farina. Ma anche l’insalata di mare (polpo marinato e vongole) raccoglie favori, anche se in casi di emergenza si è sempre pronti a rimediare con una portata non prevista. Come è successo sabato scorso. Nel giorno del grande incendio alle porte di Piombino, alle Terre Rosse, i rifornimenti alla sagra sono limitati. “Ma tanto di gente ce ne sarà poca con quello che è successo”, è il pensiero degli organizzatori. La realtà però è un’altra: tantissimi gli avventori, e i piatti finiscono presto. «Per accontentare tutti allora abbiamo fatto al volo un po’ di penne alla siciliana – racconta Bientinesi – Pasta, acciughe sott’olio, peperoncino e aglio».
In mezzo a tanta offerta, la possibilità di gustarsi una cena sotto il cielo stellato c’è davvero per tutti. Alla Sagra del pesce ha collaborato infatti anche Aceia, associazione celiachia e intolleranze alimentari. Menu apposito (riso e insalata di mare, stoccafisso, grigliata e fritturella) con la farina senza glutine fornita dalla ditta Nuova Terra, e sotto anche con il padellone finale. Quella casseruola enorme che è il tratto distintivo della sagra e che chiude teatralmente la manifestazione. Divisa in 4 spicchi (20 litri di olio di semi e 5 litri di oliva per ogni settore) accoglie fino a 7 quintali di frittura, con anelli e gamberi per tutti.
«Vai a cercare posto a sedere che io faccio la fila», dice il marito alla moglie. «Me lo copre il risotto con un piatto che devo aspettare due grigliate e altrimenti mi si fredda?», chiede una signora. Seduti alle grandi tavolate si mangia e si chiacchiera, anche con chi non si conosce, perché oltre alla pancia l’occasione rallegra anche lo spirito.
Piccolo giallo d’appendice alla Sagra del pesce. Nel pomeriggio di domenica, ultimo giorno della festa, sono tanti i post su facebook che si interrogano sui fuochi d’artificio. «Ma li fanno o no questi botti?». «Boh, ho chiamato i vigili ma non ne sanno nulla». A rispondere è l’assessore Luca Pallini: «I fuochi della sagra dipendono dagli organizzatori della stessa. Il Comune non c’entra niente. Già l’anno scorso non furono fatti, benché reclamizzati, per problematiche già note, legate a due spettacoli in piazza Bovio; stavolta l’evento non è nemmeno stato pubblicizzato, ma forse i piombinesi, abituati a un appuntamento tradizionale, li avevano comunque messi in conto».
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