Il Tirreno

Centro storico, idee contro l’abbandono

Centro storico, idee contro l’abbandono

All’incontro organizzato a Campiglia da Comune dei cittadini, lanciata l’idea dell’albergo diffuso

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CAMPIGLIA. Tanto pubblico a discutere del centro storico: un patrimonio di abitazioni, di monumenti e di cultura che Massimo Zucconi e Giacomo Spinelli considerano poco valorizzato sotto il profilo abitativo e turistico. Da qui le proposte di Comune dei cittadini per invertire la tendenza che ha portato i residenti ad abbandonarlo, ricorrendo anche all’edilizia economica e popolare per le fasce sociali più deboli e alla creazione di servizi come l’asilo nido in grado di motivare le giovani coppie a viverci. Per la lista civica il turismo oggi si basa su coloro che hanno acquistato una casa a Campiglia. Un fenomeno che non ha prodotto consumo di suolo e distruzione di paesaggio, come accaduto altrove con le seconde case, e ha contribuito a tenere in vita il centro storico, anche se per un periodo troppo limitato dell’anno.

Per questo - è emerso nell’incontro - si deve allungare la stagione turistica e favorire l’arrivo di turisti che non hanno una casa propria. Per il CdC questo deve essere fatto con strutture ricettive che usano il centro storico, come l’albergo diffuso, «e non con improbabili e dannose soluzioni come le 50 villette Rta alla Fonte di Sotto o la costruzione di un albergo di 60 posti letto da localizzare vicino al centro storico. Interventi che, probabilmente, nessuno farà mai».

Per migliore l’offerta turistica viene ritenuta superata anche la frammentazione delle gestioni delle strutture culturali (Rocca, Teatro, Palazzo Pretorio, Mannelli, Parco di San Silvestro). E’ stato fatto notare che a Campiglia mancano cartelli sulla storia, sui monumenti e sul vicino parco di San Silvestro.

Simona Lecchini, con l’ausilio d’immagini, ha affrontato il tema della scarsa cura, mettendo in evidenza lo scarto che esiste tra la rigidità del regolamento edilizio e la realtà dei comportamenti, spesso tollerati dal Comune.

Nel dibattito sono entrate anche le cave, dopo la recente decisione della Regione di autorizzare le miniere di Montorsi e Botramarmi per altri 15 anni, con escavazioni a cielo aperto su 37 ettari di collina. Riaffermata la volontà di salvaguardare il lavoro, sono stati però denunciati i gravissimi ritardi del Comune e della Regione nell’affrontare il tema della riconversione produttiva e occupazionale. Alberto Primi, dati alla mano, ha messo in evidenza come le imprese estrattive sfruttano le risorse pubbliche del sottosuolo versando al Comune somme irrisorie, con tariffe ferme da 10 anni che consentono d’incassare solo un ottavo di quello che sarebbe possibile per legge. Numeri impressionanti, perché, secondo Primi, per scavare 200.000 metri cubi annui le imprese oggi versano al Comune 96.000 euro e con le tariffe adeguate ne dovrebbero versare circa 800.000.

Nel dibattito è intervenuto anche Matteo Brogioni, del PD, che ha condiviso gli obiettivi per la rivitalizzazione residenziale e turistica del centro storico, ma ha difeso le scelte del Comune.

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