Il Tirreno

Oltre 2.000 in piazza per difendere il lavoro

di Francesca Lenzi
Oltre 2.000 in piazza per difendere il lavoro

La città si stringe attorno agli operai della Lucchini e della Magona Serrande dei negozi abbassate durante il passaggio del lungo corteo

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PIOMBINO. «Da piccolo quando alle 5,30 mi svegliavo e sentivo aprire la porta di casa, sapevo che era il babbo che andava a lavorare alla Magona, e mi riaddormentavo tranquillo. Vorrei che anche i bambini degli operai piombinesi di oggi potessero svegliarsi all’alba e tornare a dormire sereni». Le parole di Gianni Anselmi emozionano la platea, raccolta attorno al palco, e rovesciata come un’onda all’interno delle due piazze che fiancheggiano il Rivellino. Un corteo di 2mila manifestanti secondo la questura, anche se l’impressione è che siano molti di più, forse 3mila. Operai Lucchini, Magona e Dalmine, rappresentanze politiche, associazioni, commercianti e semplici cittadini, uniti per lo sciopero della siderurgia organizzato ieri da Cgil, Cisl, Uil. Sono le 7,30 e Corso Italia è deserta, o quasi. Nemmeno due ore dopo sarà invasa dalla sfilata; a ricordare l’appuntamento sono le locandine appese alle vetrine della maggior parte dei negozi. Sono tanti i commercianti che aderiscono allo sciopero, abbassando la saracinesca al passaggio del corteo, o partecipando direttamente. Presenti anche i sindaci della Val di Cornia, politici locali e non solo, tra i quali il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, il consigliere regionale Matteo Tortolini, l’onorevole Silvia Velo. Il corteo si muove da Largo Caduti sul Lavoro intorno alle 8,20. Giovani e anziani, uomini e donne. Tute verdi, blu, arancio, unite in un solo significato. Volti sorridenti e volti preoccupati, che marciano ora in silenzio, ora al grido assoluto “Lavoro! Lavoro!”. Un fiume di gente che riempie le strade, per uno scenario che ricorda lo sciopero del 15 novembre scorso. Qualcosa di diverso però c’è. Quasi assente la categoria dei più giovani, presenti al contrario in autunno con centinaia di studenti. In quel caso si parlò di 4mila manifestanti. Stavolta il corteo è forse meno rumoroso. A risaltare per le vie è soprattutto l’incedere ripetitivo dei fischietti, ma più forte, rispetto al precedente sciopero, è la sensazione di una complicità maggiore, quasi fosse più urgente e necessaria la partecipazione a un allarme sempre più insistente. «Piombino rappresenta il 2% del pil dell’intera Toscana, e il 10% del settore manifatturiero – tuona dal palco il segretario regionale Cgil, Alessio Gremolati – Non vi lasceremo da soli». Una città che nei secoli ha lavorato l’acciaio, e che ancora può dare molto al territorio. «Se siamo qui a parlare di siderurgia è perché ci crediamo – afferma Vincenzo Renda, segretario Uilm – Chiediamo un intervento dal Governo e imprenditori coraggiosi che vogliano investire». Perché la siderurgia a Piombino è un patrimonio da preservare, come sostiene il presidente provinciale Cna, Diego Nocenti: «La situazione coinvolge drammaticamente anche le piccole imprese legate all’indotto. Bene la diversificazione che però parta dall’industria». Basta guardare la piazza piena di volti diversi per avere la percezione di una causa comune, e che proprio dalla condivisione si alimenta: «Ci saranno contratti di solidarietà e cassa integrazione – dice il segretario Fim, Fausto Fagioli – e in tale contesto gli operai, selezionando gli acquisti, privilegeranno i commercianti che hanno dimostrato solidarietà alla siderurgia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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