Il dolore
In piazza perché Piombino non chiuda
Oggi lo sciopero generale e la manifestazione cittadina in difesa del polo siderurgico a rischio smantellamento
PIOMBINO. In piazza perchè «Piombino non deve chiudere». La giornata della mobilitazione in difesa della siderurgia, è arrivata. Stamani il corteo organizzato da Cgil, Cisl e Uil e dalle rispettive sigle di categoria, partirà intorno alle 8 da largo Caduti sul lavoro (ex cavalcavia delle Acciaierie).
Alla manifestazione cittadina hanno aderito anche Cna, Confcommercio e Confesercenti.
«Tutti insieme - dicono le tre organizzazioni - dobbiamo chiedere l’intervento del governo. E' fondamentale che il territorio reagisca in modo unitario, per far convergere l'attenzione sul polo siderurgico da cui dipende il futuro ». Da qui l’invito a tutte le aziende a partecipare al corteo.
«La grave situazione in cui da mesi versa la siderurgia, e che si ripercuote su gran parte dell'economia della zona, non può concludersi con la totale chiusura dei cicli produttivi. Ancora oggi - aggiungono - il sistema delle piccole e medie imprese è fortemente legato all’industria. E’ un intero territorio che vive in funzione diretta o indiretta delle grandi aziende e le loro criticità hanno un inevitabile effetto domino». Non potrà essere presente l’assessore regionale Gianfranco Simoncini, convocato a Roma dal ministero per la vicenda della Richard Ginori, «ma - afferma alla vigilia - sarò ugualmente a fianco dei partecipanti. Come ho fatto presente nell’incontro del 13 luglio con il responsabile per Italia, Francia e Spagna di Arcelor Mittal – scrive l’assessore ai sindacati - la Regione, così come le istituzioni locali, è interessata al consolidamento degli stabilimenti di Piombino ed è disponibile a mettere in campo strumenti per favorire progetti di investimento salvaguardando livelli occupazionali, sia per sostenere il reddito dei lavoratori. Le ultime notizie – continua l’assessore – confermano inoltre la validità della richiesta avanzata al ministero dello Sviluppo economico per la convocazione di un tavolo generale su Piombino, che affronti complessivamente la situazione dell’intero polo produttivo».
Adesione anche da Rifondazione Comunista che sottolinea la necessità del mantenimento del ciclo integrale e dell’occupazione. «Inserire Piombino come “area di crisi” nei programmi del governo puo' essere un primo passo, ma siamo convinti della necessita' di rivedere la concezione di tutto il sistema Industriale italiano ed in particolare quello dell'acciaio».
Rifondazione trova folle, al contrario del ministro Passera, pensare che la produzione dell'acciaio non sia più strategica per un paese delle dimensioni e dell'importanza economica dell'Italia. «Provate ad immaginare - prosegue - se in un momento di crisi internazionale, ci trovassimo a dipendere per i rifornimenti di acciaio dalla Germania, dalla Bulgaria, dall'India o da chissà chi altro. L'acciaio e' il semi-prodotto base per qualsiasi tipo di oggetto: dalla forchetta all'automobile, e sarebbe assurdo far dipendere la produzione di qualsiasi bene delle fabbriche italiane dalle condizioni di mercato che verrebbero dettate da qualsiasi altra nazione. Riteniamo che sia assolutamente urgente tornare a pensare un pesante intervento dello Stato nella programmazione e produzione delle materie prime».
Roberto Rizzo, responsabile del dipartimento Lavoro-Welfare Idv Toscana, annuncia il sostegno del suo partito. «Lo sciopero di Piombino assume una valenza fondamentale su scala nazionale. Torniamo a fare appello al grande assente di questa vertenza, il Governo nazionale, affinché si ponga a difesa di un apparato industriale che è anche patrimonio del Paese con l'attivazione di un Tavolo Nazionale per la Siderurgia e delineando un piano di rinascita industriale per la siderurgia della Val di Cornia».
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