Il Tirreno

«La nostra severità serve a salvare vite»

di Francesca Lenzi

Alcuni bagnini raccontano la loro attività fra interventi pericolosi, l’indisciplina e lo scarso rispetto di molti bagnanti

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PIOMBINO. Età varia, uomini e donne, con storie differenti e diverse prospettive di vita, ma tutti con lo sguardo fiero e l’orgoglio di chi conosce, e apprezza, onori e oneri di una professione importante e spesso complessa.

Lorenzo Fillini, piombinese di 25 anni, è uno dei bagnini del progetto di sorveglianza Costa Est. Si sta laureando in scienze dei beni culturali, ed è dal 2004, dopo il corso Fin e il brevetto di abilitazione, che controlla spiaggia e mare della nostra costa. «All’inizio ero a Baratti – spiega Lorenzo – Sono qui da tre anni, e devo dire che la situazione è più tranquilla, anche se gli imprevisti non mancano. Proprio due settimane fa sono dovuto intervenire per riportare a terra babbo e figlio che non riuscivano a rientrare per il forte scirocco, in un punto dove l’acqua fa un pericoloso mulinello; lo sapevo e appena mi sono reso conto del problema mi sono buttato».

Un paio di salvataggi più seri, la cura di centinaia di punture di meduse, tracine e quant’altro, e il normale controllo della spiaggia. Questo al momento il bilancio dell’attuale stagione sulla Costa Est. «Qua è un po’ più tranquillo rispetto a Baratti e San Vincenzo – afferma la coordinatrice del progetto balneare Costa Est, Larissa Belinska – Perché tutto vada al meglio occorre la massima attenzione, buon senso e cortesia; vero è che c’è abbastanza educazione, le persone che arrivano in spiaggia sono quasi sempre le stesse e c’è una bella collaborazione».

Le discussioni e i confronti duri a volte però non mancano. «Il nostro lavoro dovrebbe essere più di prevenzione che di intervento vero e proprio – dice Lorenzo – In ogni caso cerchiamo di essere gentili, ma professionali. Le persone talvolta ci vedono come rompiscatole, non capiscono che esistono delle leggi da far rispettare». Al di là dei battibecchi in spiaggia per il cane o la partita di pallone, gli episodi più difficili da gestire sono quelli legati alla bandiera rossa che vieta l’ingresso in acqua in caso di forte vento e mare mosso. «Purtroppo finché i bagnini non potranno fare le multe il problema esisterà sempre – sostiene Lorenzo – Non pretendo la considerazione del ruolo che c’è negli Stati Uniti, ma un minimo di rispetto per la nostra figura sì. Oltre a richiamare a terra non possiamo fare altro; se però la situazione poi si fa grave dobbiamo intervenire, rischiando anche la nostra vita».

Proprio a Lorenzo è capitato anni fa a Baratti un caso del genere: bandiera rossa e tre bambini dentro l’acqua. Neppure il tempo di riprenderli che un’onda li travolge portandoli a largo. «Siamo riusciti a raggiungerli a 100 metri dalla riva – racconta il giovane bagnino – Fortunatamente è andata bene. Ho altre prospettive per il futuro, ma fare questo lavoro mi piace; mi sento un privilegiato, in mezzo alla gente, al sole, e quando aiuti qualcuno è bello sentirsi dire grazie. Quando smetterò mi mancherà, i ricordi sono tanti».

Come quello tragicomico del bagnante a Baratti che fatto uscire dall’acqua con bandiera rossa, e ritrovato nuovamente a mollo dopo 10 minuti, ha cercato di far credere di non essere la stessa persona.

Ne ha da raccontare di storie anche Emiliano Barsotti, 37enne di Piombino, guardaspiaggia anche lui in Costa Est. «Salvare una vita in pericolo è la cosa più bella in assoluto e la ricompensa psicologica più grande – spiega – Una volta mi è capitato di intervenire per riportare a riva un gruppo di turisti stranieri. Siamo entrati in acqua con quad, moto da acqua e il cane Marea, una stupenda labrador». Al di là dei casi a lieto fine, resta la questione aperta della bandiera rossa, un divieto spesso ignorato. «Soprattutto dagli stranieri che di fronte all’acqua bassa si spingono al largo, inconsapevoli dei pericoli – prosegue Emiliano – L’importante comunque è muoversi sempre con educazione, self control, ma anche autorità. Il tutto senza arrabbiarsi».

Anche se i nervi a volte sono messi a dura prova, come nel caso della signora impegnata a fare il bagno, con mare calmissimo, nel bel mezzo del canale di passaggio delle imbarcazioni e che, rimproverata per la situazione, prova a salvarsi in corner con una scusa: “non è colpa mia, mi ha trasportata la corrente”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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