Proteste
Magona da settembre dimezzata
Dopo la pausa di agosto, lo stabilimento riaprirà marciando al 50%, con una sola zincatura ed una verniciatura
PIOMBINO. La Magona, riaprirà a settembre, ma con una produzione fortemente ridimensionata. Qualcosa di meglio del “congelamento” totale dello stabilimento che si ipotizza il mese scorso, ma comunque una prospettiva decisamente poco rassicurante, che provocherà per quattro mesi (fino a dicembre) un esubero di manodopera di circa il 50%.
A dipingere il quadro della situazione è stato ieri mattina a Piombino il presidente di Arcelor-Mittal Sud Ovest, Jean Luc Maurange, che prima ha incontrato i rappresentanti della istituzioni (il sindaco Gianni Anselmi, l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini e il presidente della Provincia Giorgio Kutufà), quindi i sindacalisti e infine i quadri dello stabilimento.
Ad attendere Maurange davanti ai cancelli delle direzione, c’erano un centinaio di lavoratori, che hanno fischiato il presidente, mantenendosi tuttavia nei limiti di una sostanziale correttezza.
Le novità. Dopo la chiusura di agosto, la Magona riprenderà a funzionare con un solo reparto di zincatura e due di verniciatura, uno a Piombino ed uno ad Avellino. Ci sono ordini per settembre e, quindi, per un mese saranno mantenuti in marcia tandem e decapaggio, sebbene con una produzione limitata anche per il fatto che parte dei coils (quelli da più larghi) arriveranno già laminati. Per mesi successivi la strategia di Arcelor-Mittal appare invece chiara: rinunciare ai reparti di laminazione e decapaggio. Un processo che potrebbe essere reversibile nel 2013 solo in condizioni di mercato assai diverse dalle attuali.
«Il quadro economico illustrato dal presidente – spiega Claudio Valacchi, coordinatore Fiom nella Rsu – è disastroso nel medio periodo. La forbice tra il prezzo di vendita del coils grezzo e quello zincato si è ulteriomente ristretta e non ci sono margini di profitto. Qualcosa di meglio si ipotizza per i prodotti verniciati».
Maurange ha fatto riferimento all’esistenza di trattative con vari gruppi, tra cui uno italiano (l’interesse di Arvedi è noto) per la cessione dello stabilimento. Ma avrebbe fatto anche capire ai sindacalisti che gli ostacoli potrebbero essere rappresentati dal prezzo di vendita e dal fatto che il l’acquirente potrebbe comunque diventare un competitor un mercato europeo caratterizzato da una sovraproduzione.
Diversa la posizione dei sindacati. Il segretario della Fiom Luciano Gabrielli, in particolare, ha chiesto che Mittal faciliti la vendita di Magona «anche a un prezzo simbolico, nel rispetto del territorio e dei lavoratori, visto che comunque non è intenzionata ad andare avanti.Restare nel gruppo multinazionale – sostiene il sindacalista – non ci dà nessuna prospettiva per il futuro».
Anche secondo Claudio Valacchi «il percorso che ha fatto intravedere Maurange non è di futuro ma di declino. Dopo quasta opzione per Magona non ce ne sono altre».
C’è anche chi comunque continua a vedere il bicchiere mezzo pieno, come Maurizio Cantagalli, coordinatore Fim. «Bisogna essere parzialmente soddisfatti rispetto alla ipotesi della chiusura a settembre che era stata paventata». Pur in questa situazione di difficoltà, Cantagalli ha chiesto l’assunzione di 5 interinali, in modo che possano essere coinvolti dagli strumenti con cui in verranno gestiti gli esuberi.
«Si sta viaggiando con la bombola dell’ossigeno – sostiene invece Claudio Bartolommei coordinatore Uilm. Anche se ci fosse un acquirente, Maurange ci ha fatto capire che non sarebbe interessato alla laminazione».
Il sindacato reagisce tuttavia in modo unitario alla strategia annunciata da Arceloe-Mittal, confermando lo sciopero e la manifestazione dei metalmeccanci per il 27 luglio, al quale hanno già aderito Cna, Confesercenti, Confcommercio e l’Unicoop Tirreno.
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