Sicurezza
È morto Ruffo Gasparri, mitico pioniere della boxe
PIOMBINO. È morto Ruffo Gasparri, un'altra figura importante nella storia sportiva del pugilato nella nostra città dopo Gigetto Trassinelli, scomparso un anno fa, allenatore nei ruggenti anni 1969/197...
PIOMBINO. È morto Ruffo Gasparri, un'altra figura importante nella storia sportiva del pugilato nella nostra città dopo Gigetto Trassinelli, scomparso un anno fa, allenatore nei ruggenti anni 1969/1970. Ruffo ne è stato un protagonista quando la boxe conobbe a Piombino il suo massimo fulgore.Ieri Ruffo è stato cremato a Livorno.
Così lo vuol ricordare Gianfranco Gilardetti, uno dei pugili di allora che resta ad oggi ancora uno dei più significativi. «Lo conobbi, quando la palestra era la Palestra, nel lontano 1968. Ero poco più di un bimbo anche se già lavoravo come apprendista marmista in via Gori. Da vecchia volpe del ring, Ruffo intuì sùbito che quel ragazzotto dalla faccia di bimbo aveva qualche cosa, una dote naturale nel boxare. Un'intesa istantanea. In palestra si allenavano e tiravano già altri ragazzi di talento (se ci fossero oggi, visto chi c'è in giro, sarebbero super titolati!) Fabbri, Giuntoli, Cordini, Profeti, Giannellini, Ciurli solo per fare quache nome. Un bel gruppo. Seguito da Ruffo e dal suo aiuto Fossi anch'io mi aggiunsi a questa lista».
«Mi sembra di rivedere Ruffo – prosegue Gilardetti – quando si arrabbiava perché in allenamento si "affondava" i pugni più del dovuto,quando urlava "i cazzotti non sono vitamine". Oppure durante i combattimenti, quando si accettava la cazzottata, da sotto il ring gridare "Viene via da li, mandalo a vuoto, non scambiare a corta distanza"».
«A Ruffo piacevano i pugili eleganti , determinati, tempisti. Ho sempre cercato di incarnare e seguire questo tipo di boxe. Ripeteva fino alla noia, in allenamento e in combattimento "Anticipalo, rubagli il tempo, tocca e via"».
«Nel 1970 – ricorda Gilardetti – fui convocato in nazionale a Fiuggi. Dopo qualche giorno riuscii a telefonargli per chiedergli un consiglio: quando facevo i guanti con gli altri se loro affondavano i colpi tutto andava bene, se lo facevo io subito gli allenatori federali Poggi e Rea mi facevano smettere.Sempre vicino ai suoi ragazzi , uomo esperto e pratico mi disse che quando affondavano gli altri dovevo farlo anch'io: "Mica sei a fare il materasso!". Ricordo che a Firenze per un verdetto sfavorevole, una vera rapina, vidi Ruffo dalla rabbia piangere, protagonista di una vibrante e decisa protesta che gli valse sei mesi di squalifica. Oggi la boxe è clinicamente e antropologicamente morta. Non ci sono più le condizioni culturali, sociali e ambientali. Oggi però – conclude l’allievo – voglio solo ricordare, come merita, Ruffo. Ciao, è stato un piacere e una fortuna averti conosciuto».
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