Sicurezza
Adolescenti aggressivi, consigli dalla polizia
Si allunga la lista dei casi denunciati al commissariato. I ruolo dei genitori e degli insegnanti
PIOMBINO. Tre i casi più eclatanti in Val di Cornia. L’episodio più grave è avvenuto nel 2010 davanti al palazzo Appiani, all’ingresso di piazza Bovio. Erano da poco passate le 22 quando sei ragazzi presero a pugni un giovane, lasciandolo ferito e sanguinante a terra. La compagnia dei carabinieri di Piombino dedicò molte energie per risalire all’identità dei bulli: i componenti della baby gang vennero tutti identificati.
Passati due anni, la lista di episodi di questo tipo si è allungata. E’ successo qualche mese fa a un ragazzino di quindici anni iscritto al primo anno delle superiori. Un gruppo di bulli lo aveva già preso di mira l’anno precedente, ma purtroppo all’inizio dell’anno una nuova band è tornata in azione. ‘’Adesso basta’’. Deve aver pensato, più o meno così, la vittima delle aggressioni che, insieme alla famiglia ha deciso di reagire, rivolgendosi anche al ministero dell’istruzione.
Qualcosa di simile è successo a un quindicenne, che dopo l’ennesima vessazione ha deciso di denunciare il presunto bullo al commissariato. Ad agire in questo caso non è stato un gruppo, ma un singolo. «In questo caso si deve parlare di atto afferente al bullismo, ma non di bullismo vero e proprio – spiega l’ispettore Antonio Solito, che guida l’ufficio del poliziotto di quartiere a Piombino – Spesso si cade nell’equivoco di focalizzare l’attenzione su un bullo, non riconoscendo la matrice sociale del fenomeno – puntualizza Solito – Non si tratta di bullismo se due ragazzi litigano fra loro o si picchiano perché, in questi casi, esiste una parità di forza».
A preoccupare gli assistenti capo Lorena Cariello e Daniela Nerelli, non è tanto il bullismo, quanto la tendenza generale da parte dei giovani ad adottare stili comportamentali piuttosto aggressivi. «Gli adolescenti hanno scarsa capacità di usare i freni interni, di gestire le emozioni e reagiscono dando sfogo immediato al proprio malumore indipendentemente dall’ambiente in cui si trovano – concludono i poliziotti di quartiere – Ecco allora che l'intervento della famiglia diviene determinante. Mamme e papà devono imparare a comprendere i figli».
Per riconoscere i segnali di un eventuale disagio, per evitare che i ragazzi rimangano vittima, ma anche per impedire che a trasformarsi in "bullo" possa essere il proprio figlio la polizia ha stilato un elenco di consigli utili a genitori e insegnanti ed è consultabile alla pagina http://www.poliziadistato.it/articolo/view/234/.(s.i.)
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