Un pensionato ogni quattro ha meno di 65 anni
Il dossier della Camera di commercio dice che dai nonni arriva il 28% del reddito nelle tasche delle famiglie
LIVORNO. Nella nostra provincia ogni cento euro di reddito disponibile nelle tasche delle famiglie, ben 28 arrivano dalle pensioni. Ma se guardiamo dentro all'arcipelago dei pensionati ci accorgiamo di tante differenze e particolarità. Per dirne una: più di un pensionato su quattro non arriva a 65 anni (27,2%) e uno su 38 ne ha meno di 40 (2,6%). Sorpresi? In realtà, nel resto del Paese queste percentuali sono un po' più rilevanti: il 29,7% dei pensionati è al di sotto della soglia dei 65 anni, il 3,6% non raggiunge quella dei 40. Per dirne un'altra: uno su nove (11,1%) riscuote una pensione al di sopra dei 2.500 euro mensili e grossomodo la stessa percentuale non arriva a 500 euro. Sono alcuni dei dati che saltano fuori dal dossier del Centro studi ricerche della Camera di commercio. Si confermano alcune tendenze ben note, saltano fuori elementi che sgombrano il campo da tanti luoghi comuni. Ad esempio: in provincia di Livorno il 29,5% è costituito da pensionati. Tanti, certo: più della media nazionale (26,8%) ma non di quella toscana (29,7%). Anche perché solo due province (Pisa e Prato) ne hanno in proporzione meno di noi. Per intenderci: Siena, Grosseto, Arezzo, Massa e Pistoia superano il 30%. Sta di fatto che i pensionati sono un esercito: più di 101mila. Se sommati a chi è in età lavorativa ma sta a casa (anche semplicemente perché fa la casalinga), arrivano a quota 174mila: ben di più dei 134mila che producono o come lavoratori dipendenti o come imprenditori o lavoratori autonomi. «A Livorno - è la sottolineatura che arriva dall'équipe del centro studi - ci sono più pensionati che imprenditori, più inattivi che lavoratori. Ne consegue che coloro che producono ricchezza sono meno di quelli che la consumano». Non basta: bisogna tener presente che « i pensionati costituiscono la fascia di consumatori con la minor propensione al consumo dettata da un insieme di bisogni più limitato e più legato ai beni di prima necessità». Al tirar delle somme, dunque, è chiaro pertanto che «pur essendo la classe sociale più consistente, non sarà quella capace di far ripartire i consumi, a meno che i "nonni" non siano in grado di finanziare i consumi dei nipoti».
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