Il Tirreno

Magona, ordinativi per settembre Ma futuro incerto

di Giorgio Pasquinucci
Magona, ordinativi per settembre Ma futuro incerto

I vertici Arcelor-Mittal a Bruxelles confermano le debolezze Sindacati certi dell’esistenza di una trattativa con Arvedi

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PIOMBINO. Pochi gli spazi sulle prospettive della Magona lasciati aperti dagli alti manager di Arcelor- Mittal a Bruxelles, durante la riunione dell’Ewc (European work council), l’organismo di cui fanno parte i sindacati di tutte le realtà produttive del gruppo. Per la Rsu Magona era presente, Claudio Valacchi, coordinatore Fiom. «L’azienda – commenta il sindacalista – ha ribadito le difficoltà che sta attraversano la nostra fabbrica, nel quadro di una domanda debole che coinvolge tutto il Sud europeo, dove è forte la concorrenza anche di gruppi italiani come Marcegaglia e Riva e i prodotti zincati sono venduti a prezzi stracciati».

Per Magona continua dunque l’allarme, anche se, secondo Valacchi, il rafforzamento degli ordinativi per settembre, dovrebbe consentire la riapertura della fabbrica dopo la pausa estiva.

Dai vertici di Arcelor-Mittal nessuna conferma, ma neanche smentite, sull’esistenza di una trattativa per la vendita dello stabilimento piombinese ad un gruppo italiano. «Sappiamo tuttavia che una trattativa, in particolare con Arvedi c’è», sostiene Valacchi, presente ieri al tavolo della commissione della Provincia sull’emergenza occupazionale insieme al collega della Lucchini Mirko Lami.

«Abbiamo chiesto trasparenza e ci aspettiamo, a fine luglio, più chiarezza dall’incontro che avremo a Piombino con il presidente di Arcelor-Mittal Sud-Ovest Jean Luc Maurange. A noi interessa il futuro – prosegue Valacchi – e non una spravvivenza che non dà garanzie. Mittal ha espresso chiaramente la sua posizione anche in una recente intervista al Financial Times: non è sua intenzione investire nel Sud Europa, dove la domanda è debole e la sovraproduzione è del 30%. La sua ricetta è quella di chiudere gli stabilimenti più deboli per investire invece nelle attività minerarie».

Nel mirino ci sarebbe anche il secondo altoforno riaperto recentemente a Fos sur Mer, che avrebbe alti costi di produzione, problemi di qualità e anche tempi lunghi per la fornitura di coisl alla Magona, comunque obbligata ad acquistare rotoli all’interno del gruppo.

Sull’interesse di Arvedi per Magona i sindacati sembrano avere conferme da più parti. Secondo alcune voci Mittal avrebbe però sparato grosse cifre, tali da mettere in imbarazzo l’imprenditore cremonese. Il suo interesse potrebbe essere soprattutto per lo sbocco al mare che le industrie non hanno, ma anche per e reparti verniciatura di cui non dispone. Ci sono tuttavia dei però. Le industrie Arvedi già dispongono di moderni impianti di laminazione e potrebbero non essere interessate al mantenimento del tandem e del decapaggio. Questo in qualche modo mette in allerta i sindacati. Chi viene potrà mantenere tutto e tutti? «Nell’ipotesi di una vendita – sostiene Valacchi – ci saranno da affrontare impatti diversi anche sulla forza lavoro».

Problemi che, insieme a quelli della Lucchini, saranno affrontati nell’incontro in programma per martedì 17 al ministero dello Sviluppo economico. La convinzione dei sindacati è che sia il futuro della Lucchini che quello della Magona passi attraverso nuove proprietà. Al governo sarà dunque chiesto di facilitare questo processo con interventi mirati: alleggerimento del costo delle bonifiche, miglioramento delle infrastrutture e ammortizzatori sociali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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