Sicurezza
Matteoli, secondo la Consulta non ci fu conflitto tra poteri
PORTOFERRAIO. Non c’era conflitto tra poteri. È quanto ha stabilito la Corte Costituzionale sulla posizione di Altero Matteoli, in relazione al suo coinvolgimento nella vicenda di Elbopoli. La...
PORTOFERRAIO. Non c’era conflitto tra poteri. È quanto ha stabilito la Corte Costituzionale sulla posizione di Altero Matteoli, in relazione al suo coinvolgimento nella vicenda di Elbopoli. La decisione della Consulta, presa lo scorso 4 luglio, è stata depositata ieri.
L’ex ministro è accusato di favoreggiamento nell’inchiesta che ha segnato la storia politica e istituzionale dell’Elba, associato agli illeciti edilizi finiti al centro dell’inchiesta condotta dalla Procura di Livorno e per i quali sono stati condannati, tra gli altri, l’ex prefetto di Livorno Gallitto e il magistrato Lamberti.
L’accusa rivolta all’ex ministro è legata a una telefonata dell’agosto 2003, quando era deputato e ministro dell’Ambiente, in cui avrebbe rivelato al prefetto Gallitto (poi condannato in appello a 4 anni e 4 mesi per concorso in corruzione in atti giudiziari) che la guardia di finanza e la Procura stavano indagando su di lui.
Per questo motivo l’ex ministro Matteoli era stato rinviato a giudizio nel 2006.
Ma il 28 ottobre del 2009 la Camera, con voto di maggioranza, negò l’autorizzazione a procedere deliberando che i comportamenti contestati a Matteoli erano da ritenersi di carattere ministeriale.
Opinione che fu contestata apertamente dal tribunale dei ministri di Firenze, secondo cui quei fatti erano «oggettivamente e strumentalmente non riconducibili alle funzioni proprie della carica istituzionale».
Nel dicembre del 2009 il giudice di Livorno Antonio Del Forno respinse la richiesta di non luogo a procedere e rinviò tutto alla Consulta.
Ma una serie di ritardi nelle notifiche degli atti alla Corte Costituzionale non ha permesso ai giudici di pronunciarsi e pertanto il ricorso, il 21 novembre del 2011, è stato dichiarato “improcedibile”.
Ma la storia non era ancora finita, visto che il tribunale di Livorno ha riproposto, il 22 marzo scorso, il conflitto di attribuzione tra poteri, che la Consulta ha dichiarato definitivamente inammissibile perché costituisce «sostanziale riproposizione del conflitto già dichiarato improcedibile per tardività del deposito degli atti».
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