Il dolore
Taglio di portalettere, Poste nel caos
Nel piano si allargano le zone attribuite ai singoli postini e si prevede la soppressione dell’ufficio di Populonia
PIOMBINO. La chiusura dell’ufficio di Populonia e la soppressione di otto aree di consegna tra Piombino, Venturina e San Vincenzo.
È quanto prevede il piano dei tagli annunciato da Poste Italiane e che sarà applicato nell’immediato in cinque regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Basilicata, Marche e, appunto, Toscana).
Nella provincia di Livorno sono dieci gli uffici che rischiano di chiudere entro il 2012. L’isola d’Elba guida la classifica negativa con quattro sedi in pericolo, mentre la Val di Cornia vede nero nel dipartimento di Populonia, al momento aperto la mattina tutti i giorni feriali.
«Stiamo lavorando sulla questione che è ancora tutta da definire – spiega Giuseppe Luongo, segretario Slc Cgil Livorno – Ci sono degli uffici che per noi sarebbe assurdo chiudere. La logica dell’azienda è tanto semplice quanto inaccettabile, basata sul rapporto fra costo e guadagno. Per questo stiamo valutando caso per caso, tenendo conto della portata del servizio anche in relazione all’area coperta, perché non si arrivi a isolare ancora di più le persone, spesso anziane, che abitano lontano dai grandi centri».
Al di là della chiusura del dipartimento postale di Populonia lo scenario più preoccupante per la Val di Cornia è rappresentato dalla riorganizzazione che prevede il taglio di 39 zone di recapito solo nella provincia di Livorno e così divise: 2 sull’Elba, 12 nell’area di Cecina, 17 a Livorno e 8 per l’appunto in Val di Cornia. Nello specifico 4 a Piombino, 2 a Venturina e altrettanti a San Vincenzo.
Il tutto con conseguente fusione di più aree e relativo allargamento della porzione del territorio da servire per il portalettere. Se per la chiusura degli uffici si parla della fine dell’anno, per il taglio delle zone di recapito la data presunta, per la Val di Cornia, è il 23 luglio.
«Ritengo però che il limite slitterà – afferma Luongo – Non ci sono le condizioni al momento per attivare una trasformazione di questo tipo che inoltre non gode del sostegno di nessuna forza politica, eccezion fatta per un debole appoggio da parte dell’attuale governo di tecnici. Per quanto ci riguarda noi non ci stiamo a questo metodo dell’abbandono che l’azienda sta assumendo grazie all’alibi della crisi. Crisi che esiste certamente, ma da un’impresa forte come Poste ci si aspetterebbe una scelta strategica diversa, volta all’investimento e non ai tagli».
L’impatto maggiore dell’accorpamento delle aree di consegna sarà proprio su Piombino. «L’azienda con questa soluzione vuole abituare il cittadino a non vedere il portalettere tutti i giorni, complice un calo della carta stampata in viaggio – prosegue Luongo – In tal modo però il postino non si vedrà ogni due giorni, come tra l’altro già avviene, ma parecchio più di rado. Stiamo mandando una lettera a tutti i sindaci della Provincia per spiegare passaggi e conseguenze di questa politica».
Oltre al contraccolpo immediato sul servizio, il procedimento chiama in causa anche la dimensione occupazionale all’interno di Poste. «L’unica garanzia per ora data dall’azienda è che non ci saranno licenziamenti – conclude Luongo – Promessa che lascia il tempo che trova. L’importante è conoscere i dettagli degli eventuali ricollocamenti, avere sostanzialmente un minimo sindacale che oggi come oggi non c’è. E in tutto questo scenario, tremo all’idea di quel che verrà fuori».
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