Sicurezza
Le tute blu della Lucchini contro la chiusura dell’Afo
Vasta adesione allo sciopero di ieri e all’assemblea davanti alla portineria Gabrielli (Fiom): «Il governo deve facilitare la vendita dello stabilimento»
PIOMBINO. Partecipazione pressoché totale allo sciopero di due ore indetto da Fim, Fiom e Uilm e nutrita assemblea dei lavoratori davanti alla portineria della Lucchini. È la prima risposta alla decisione dell’azienda di fermare l’altoforno, e di conseguenza tutti gli impianti a valle ad eccezione della cokeria, per quattro settimane ad agosto.
«La fermata dell’Afo – ha sostenuto il segretario della Fiom Luciano Gabrielli nella sua introduzione – è preoccupante, non solo per gli effetti immediati che comporta e le incertezze per la sua riattivazione a settembre, ma anche perché ritarda il processo di riassetto che avrebbe dovuto rendere la Lucchini appetibile per un’eventuale acquirente».
Secondo il segretario della Fiom il futuro della Lucchini come quello della Magona passano infatti da in cambiamento di proprietà che il ministero dello Sviluppo economico dovrebbe facilitare, rendendo appetibili gli asset industriali intervenendo sui costi delle bonifiche, sul miglioramento delle infrastrutture, sugli sgravi fiscali e sugli ammortizzatori sociali. Ed è questo che sostanzialmente i sindacati andranno a dire nell’incontro previsto al ministero per il 17 luglio. Per il giorno successivo, intanto, è stato convocato un attivo sindacale al quale saranno invitate le istituzioni, Confindustria, Cna, Confesercenti e Confcommercio, «poichè – ribadisce Gabrielli – alla siderurgia è legata la tenuta economica dell’intero comprensorio».
Oggi i sindacati saranno invece in Regione, per definire con l’assessorato al lavoro l’accordo sul contributo del 10% ai dipendenti con contratti di solidarietà..
Profonda preoccupazione per la chiusura dell'altoforno è espressa anche da Roberto Rizzo, responsabile del dipartimento Lavoro dell’Idv Toscana. «Oltre agli evidenti problemi tecnici – sostiene Rizzo – siamo preoccupati per gli effetti catastrofici che questo reiterato stop produrrà non soltanto su tutti i lavoratori delle acciaierie ma, più in generale, sull'indotto e sull'intera economia della Val di Cornia».
L’Idv si unisce dunque ai sindacati nel chiedere al management e al governo se il piano approvato lo scorso marzo è sempre valido o è stato modificato. Risposte che l’Idv si attende dall’ incontro fissato per il 17 luglio. «I lavoratori e sindacati – conclude Rizzo – non possono più essere lasciati soli. E' il momento che il governo diventi protagonista della vertenza Lucchini, tutelando gli interessi delle imprese, dei lavoratori e dell'economia della Val di Cornia, e mettendo in campo un piano nazionale della siderurgia, legato alla ricerca di un serio e affidabile investitore a salvaguardia del patrimonio produttivo e occupazionale delle acciaierie di Piombino».
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