Il Tirreno

Altoforno, la lunga fermata fa paura

di Giorgio Pasquinucci
Altoforno, la lunga fermata fa paura

L’impianto avrebbe problemi di raffreddamento e il crogiuolo sarebbe già in parte ostruito dalla ghisa solidificata

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PIOMBINO. L’altoforno della Lucchini è vecchio e, anche a causa degli sbalzi di temperatura a cui è stato sottoposto, le sue condizioni non tranquillizzano affatto lavoratori e sindacati alla vigilia della lunga fermata di agosto. «Siamo preoccupati – sostiene Mirko Lami, coordinatore Fiom nella Rsu – perché gli stessi lavoratori evidenziano che il crogiuolo dell’altoforno ha grossi problemi di raffreddamento. Una parte di ghisa si è già bloccata all’interno. Non sappiamo cosa possa accadere al termine di una fermata di quattro settimane. Il rischio è che alla ripartenza sia necessario uno sminamento, con tutte le incognite che comporta».

Ogni volta che si tocca il cuore delle fabbrica nascono dunque interrogativi e sospetti. Per il momento ai sindacati non è stato detto neppure detto come l’azienda intende gestire la fermata: l’impianto sarà svuotato o mantenuto in attività con cariche in bianco?

L’attenzione si sposta dunque sulla cokeria. Secondo le fonti sindacali, l’azienda si sta preparando ad aumentare i tempi di distillazione del carbone. Invece di uno sfornamento ogni 18 ore, si passerà ad uno ogni 24 ore. Anche il personale della cokeria sarà dunque ridotto ad un massimo di 130 lavoratori su 250.

«Anche la data della fermata non è certa – dice Fabrizio Toninelli delle segreteria Uilm – Le voci che circolano sono di grande incertezza. Chi ce lo garantisce che ci sarà una ripartenza visto che non sono previsti grandi mutamenti del mercato?». Anche Toninelli conferma che una parte di ghisa si è già raffreddata all’interno del crogiulo. «Se questa massa si estende possono venire fuori problemi molto seri».

Preoccupato delle condizioni dell’altoforno è anche Sergio Cardellini, coordinatore Fim, che ricorda i sacrifici fatti in passato per fermarlo il meno possibile.

«L’azienda ha dato garanzie politiche sulla riattivazione dell’impianto a settembre, ci sono commesse che vanno ancora portate a termine – incalza Lami – ma sul piano tecnico garanzie non può darle nessuno. Inoltre, al contrario di quanto avveniva durante le fermate estive degli anni passati, l’azienda non intende intervenire in grosse manutenzioni».

Se si ferma l’Afo si ferma la fabbrica. Per questo oggi Lami si chiede se il piano asseverato a marzo è sempre valido o è stato modificato: «Anche su questo chiederemo risposte nell’incontro del 17 al ministero dello Sviluppo economico».

Intanto è slittato a giovedì l’incontro in Regione sulla integrazione economica per il lavoratori con il contratto di solidarietà, mentre è confermato lo sciopero di due ore per mercoledì, con assemblea alle 9 davanti alla portineria della fabbrica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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