Sicurezza
Tribunale, il decreto non salva l’isola
Portoferraio resta tra le sedi cancellate, ma la discussione nelle commissioni potrebbe ribaltare la situazione
PORTOFERRAIO. Nessun ripensamento all’ultimo tuffo, nessun indulgenza. La sede distaccata del tribunale di Portoferraio non è stata risparmiata dal decreto che intende inghiottire 37 tribunali, 220 sedi distaccate e 38 procure su tutto il territorio nazionale. La notizia ha deluso chi, in questi giorni, si è mobilitato per il mantenimento delle sede.
La bozza di decreto che, ormai da mesi, ha messo in allarme l’Elba è stata confermata in blocco, così come confermate sono le intenzioni di chiudere le sedi giudiziarie di Portoferraio, oltre che di Piombino e Cecina. Ma se per le altre realtà non si tornerà indietro, per la sede elbana un piccolo spiraglio resta aperto ed è legato ai pareri, considerati dal governo obbligatori ma non vincolanti, che il Parlamento dovrà dare al governo nelle prossime settimane. Non è escluso che si possa creare una via d’uscita per alcune sedi considerate strategiche. E tra queste sono inserite Ischia, Lipari e Portoferraio.
Partita aperta? Gli avvocati, i politici e i responsabili delle amministrazioni comunali da tempo in prima fila per scongiurare la soppressione della sede di Portoferraio speravano di vedere la lunga lista degli uffici ridimensionarsi rispetto alla bozza che circolava da giorni. In realtà il ministro Severino non ha apportato alcuna modifica. Eppure le sensazioni erano positive, in virtù di una riunione ristretta a cui aveva partecipato il ministro Severino, nel corso della quale erano state riconosciute le particolarità delle sedi insulari.
«Non siamo soddisfatti per il fatto che le isole non siano state escluse dal decreto – commenta a caldo l’onorevole del Pd, Silvia Velo – come Pd faremo battaglia nelle commissioni affinché il governo tenga conto dell’insularità e, quindi, escluda dal riordino la sede di Portoferraio. Nelle sedi politiche, prima di ieri, avevamo ottenuto delle rassicurazioni, siamo fiduciosi che la partita sia ancora aperta».
La mannaia sull’Elba. Il taglio della sede distaccata avrebbe conseguenze disastrose per i cittadini elbani, in seguito alla chiusura anche di Piombino e Cecina. In pratica, per qualsiasi tipo di procedimento, gli elbani dovrebbero andare fino a Livorno. «Il rischio è che i cittadini rinuncino a ricorrere alla giustizia», ha detto in più di un’occasione Alessandro Viti, il responsabile dell’associazione forense dell’Isola d’Elba. Per un cittadino di Pomonte, ad esempio, sostenere una trasferta a Livorno per una causa civile porterebbe via, tra trasferimento in auto e in traghetto, quasi un’intera giornata. Lo stesso disagio sarebbe per gli avvocati elbani. Il disagio si allarga se si tiene conto del numero di elbani costretti al vai vieni con Livorno, a partire dagli imputati, fino ai testimoni, oltre che alle forze dell’ordine chiamate a testimoniare e agli agenti di custodia, nel caso in cui i detenuti del carcere di Porto Azzurro fossero coinvolti nei procedimenti.
Attività. Ogni settimana il tribunale livornese si farebbe carico di una ventina di udienze penali (che si svolgono il lunedì a Portoferraio) e una trentina di cause civili (martedì e venerdì). Le cause pendenti annuali delle sede elbana sono circa 800, 200 sono portate a termine e, all’incirca, lo stesso numero di nuove cause viene aperto. I lavoratori in odore di trasferimento sono otto, in carico della sede distaccata del tribunale, oltre a tre ufficaili giudiziari, mentre tre sono i dipendenti dell’ufficio del giudice di pace. E se nel caso della sede distaccata del tribunale una piccola speranza resta viva, non è così per il giudice di pace. Solo i Comuni, facendosi carico delle spese di gestione, potrebbero salvare l’ufficio elbano.
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